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Intelligenza artigianaleCinese online con Simon Luo Wei

Che cos'è il linguaggio · Capitolo 4 di 5

意义 yìyì Il significato

Da dove viene il significato

Come fa un suono a indicare qualcosa che non c'è?

Prevedere le parole non basta a spiegare perché le parole significhino. «Albero» indica un albero, «giustizia» qualcosa che non si vede, «unicorno» qualcosa che non esiste. Il problema del significato è il più antico e il più difficile delle scienze del linguaggio, e l'intelligenza artificiale lo ha reso di nuovo urgente.

In breve

  1. Un sistema che collega simboli soltanto ad altri simboli rischia di non toccare mai il mondo: è il problema del radicamento dei simboli.
  2. Il corpo dà forma a molti significati, anche astratti, attraverso la metafora; ma da solo non spiega la matematica o la logica.
  3. Il significato si costruisce tra persone: attenzione condivisa, convenzioni, uso. Lo dicevano, a modo loro, Wittgenstein e, più di duemila anni prima, Xunzi.
  4. Le informazioni diventano significative per qualcuno che ha scopi e bisogni: il significato è legato a ciò che manca e a ciò che si vuole.

Perché il problema del significato parla cinese

Il più celebre esperimento mentale sul significato è ambientato in cinese. Nel 1980 il filosofo John Searle immaginò una persona chiusa in una stanza, che non conosce una parola di cinese ma ha un manuale di istruzioni per rispondere a messaggi in cinese con altri messaggi in cinese, combinando i simboli in base alla loro forma. Da fuori le risposte sono perfette: sembra che nella stanza ci sia qualcuno che capisce. Ma chi è dentro, sosteneva Searle, non capisce nulla. Manipolare simboli secondo regole non basta per capirli.nota 1

Dieci anni dopo lo scienziato cognitivo Stevan Harnad riformulò il problema con un'altra immagine cinese: provate a imparare il cinese come seconda lingua usando soltanto un dizionario monolingue, cinese-cinese. Ogni parola rimanda ad altre parole, che rimandano ad altre ancora, in una giostra senza fine. Se nessun simbolo è ancorato a qualcosa di non simbolico, come la percezione o l'azione, il sistema gira a vuoto. È il problema del radicamento dei simboli.nota 2

Chi studia il cinese conosce bene quella giostra. E la ritroveremo parlando delle macchine che parlano, che imparano il linguaggio dai testi, cioè da simboli che rimandano ad altri simboli.

Il corpo nelle parole

Una risposta al problema viene dalla cognizione incarnata. Per Francisco Varela, Evan Thompson ed Eleanor Rosch, autori nel 1991 di The Embodied Mind, la mente non è un calcolatore isolato, ma un'attività che nasce dall'interazione di un corpo con il proprio ambiente.nota 3 La versione più ampia di questa prospettiva, detta delle «quattro E», vuole la cognizione incarnata, situata nell'ambiente, attiva ed estesa agli strumenti e agli altri.

George Lakoff e Mark Johnson, nel 1980, hanno mostrato quanto del nostro vocabolario astratto venga dal corpo.nota 4 Siamo «giù di morale» e abbiamo il morale «alle stelle», ci «avviciniamo» a un obiettivo, «affrontiamo» un problema, sentiamo il «peso» di una decisione. Il cinese fa lo stesso con il cuore: chi è felice ha il cuore aperto, 开心 kāixīn; chi è triste ha il cuore ferito, 伤心 shāngxīn; chi sta attento ha il cuore piccolo, 小心 xiǎoxīn. E il tempo, in cinese, scende: il mese scorso è «il mese di sopra», 上个月, il prossimo «il mese di sotto», 下个月.

Le prove sperimentali indicano che il significato delle parole d'azione coinvolge anche i sistemi del movimento: leggere «calciare», «afferrare» o «leccare» attiva aree motorie diverse, vicine a quelle che controllano la gamba, la mano e la lingua.nota 5 Ma la cognizione incarnata ha anche limiti chiari, sottolineati dai suoi critici: non è detto che queste attivazioni siano necessarie per capire, e la matematica, la logica o un ordinamento giuridico non si lasciano ridurre all'esperienza del corpo.nota 6 Il corpo è una sorgente importante del significato, non l'unica.

Il significato tra le persone

Le parole non significano da sole: significano per una comunità. Un bambino impara che cosa vuol dire «palla» perché un adulto guarda la palla, la indica, la nomina, e il bambino capisce che l'adulto vuole condividere con lui l'attenzione su quell'oggetto. Michael Tomasello ha fatto di questa attenzione condivisa, e della capacità di condividere intenzioni, la radice della comunicazione umana.nota 7

Ludwig Wittgenstein lo aveva scritto nelle Ricerche filosofiche: per una grande classe di casi, «il significato di una parola è il suo uso nel linguaggio».nota 8 Le parole non hanno un'essenza fissa: vivono nei «giochi linguistici» delle attività umane. Ferdinand de Saussure, qualche decennio prima, aveva insistito sull'arbitrarietà del segno: nulla, nel suono «albero», somiglia a un albero.nota 9 Ma più di duemila anni prima, in Cina, Xunzi era arrivato a un'intuizione molto simile.

Nel cinese

名无固宜,约之以命,约定俗成谓之宜

míng wú gù yí, yuē zhī yǐ mìng, yuē dìng sú chéng wèi zhī yí · i nomi non hanno una convenienza fissa: li si stabilisce per accordo, e quando l'accordo è fissato e l'uso consolidato, si dicono convenienti

Il filosofo Xunzi scriveva così nel III secolo a.C., nel capitolo sulla «rettificazione dei nomi».nota 10 Nessun nome è giusto per natura: lo diventa per convenzione, quando l'uso lo ha consolidato. Da qui viene il modo di dire 约定俗成, «stabilito per accordo e consolidato dall'uso», con cui i cinesi indicano ancora oggi qualunque convenzione. Saussure e Wittgenstein l'avrebbero sottoscritto.

Anche ciò che una frase vuol dire va oltre le parole. Il filosofo Paul Grice ha mostrato come gran parte di ciò che comunichiamo sia implicato: se a una cena qualcuno dice «fa un po' freddo, qui», di solito non sta facendo una constatazione, ma chiede di chiudere la finestra.nota 11 Per capire bisogna ricostruire le intenzioni di chi parla. E il significato si accumula nel tempo: per lo psicologo Merlin Donald la storia della mente umana è anche la storia di memorie esterne sempre più grandi, dai riti ai miti, dalla scrittura alle biblioteche.nota 12

Icona, indice, simbolo

Il filosofo americano Charles Sanders Peirce distingueva tre modi in cui un segno può rimandare a qualcosa. L'icona somiglia a ciò che rappresenta, come un ritratto. L'indice è collegato a ciò che indica da una relazione fisica o causale, come il fumo al fuoco o un'orma all'animale che l'ha lasciata. Il simbolo rimanda al suo oggetto per convenzione, come la parola «fuoco». L'antropologo Terrence Deacon ha sostenuto che la vera novità umana non sono le parole in sé, ma la capacità simbolica: i richiami delle scimmie funzionano come indici, mentre i nostri simboli traggono il loro significato anche dalla rete di relazioni con tutti gli altri simboli.nota 13

  • L'icona rimanda per somiglianza

    Somiglia a ciò che rappresenta.

    • Un ritratto, una mappa, la sagoma del pedone su un cartello.
    • Nel cinese, 山, «montagna», nato dal disegno di tre cime.
  • L'indice rimanda per contatto o per causa

    È legato a ciò che indica da una relazione fisica o causale.

    • Il fumo per il fuoco, un'orma per l'animale, la febbre per l'infezione.
    • Il richiamo d'allarme di una scimmia funziona così.
  • Il simbolo rimanda per convenzione

    Significa ciò che significa perché una comunità lo ha stabilito.

    • La parola «fuoco», il rosso del semaforo, un numero.
    • E 火, «fuoco»: nato come disegno di fiamme, oggi nessuno ci vede più un'immagine.
Figura I tre tipi di segno di Peirce. Molti caratteri cinesi documentano il passaggio dall'icona al simbolo: il disegno delle fiamme è diventato, nei secoli, un segno convenzionale che nessuno legge più come un'immagine.

I caratteri cinesi sono un laboratorio eccezionale di questa storia. Alcuni nacquero come icone, come 火, «fuoco», che nelle ossa oracolari disegnava delle fiamme, o 山, «montagna», con le sue tre cime; altri come segni astratti, come 上 e 下, «sopra» e «sotto»; altri ancora combinando significati, come 休, «riposare», una persona appoggiata a un albero. Ma la grande maggioranza dei caratteri, già nel Shuowen jiezi, unisce una parte che suggerisce il significato e una che indica il suono.nota 14 Con il tempo le immagini si sono stilizzate fino a diventare simboli: chi legge 火 non vede delle fiamme, vede una parola.

Il significato e ciò che manca

Nel 1948 Claude Shannon fondò la teoria dell'informazione con un'avvertenza esplicita: i messaggi hanno spesso un significato, ma «questi aspetti semantici della comunicazione sono irrilevanti per il problema ingegneristico».nota 15 La teoria misura quanta informazione passa in un canale, non che cosa significhi per chi la riceve. La stessa frase, «domani si parte alle sei», ha un valore diverso per chi deve partire e per chi resta.

Terrence Deacon, in Incomplete Nature, ha proposto di cercare la radice del significato in un tratto della vita: gli organismi sono definiti anche da ciò che manca loro. Il cibo è significativo perché il corpo ha bisogno di energia; uno scopo esiste perché lo stato attuale non è ancora quello desiderato.nota 16 Il significato, in questa prospettiva, nasce dove c'è qualcuno per cui qualcosa conta. È un'idea che si collega a quanto abbiamo visto nel capitolo sul cervello: un organo che anticipa i bisogni del corpo è già, in un certo senso, un organo del significato.

Modelli del mondo

Una strada che unisce molte di queste idee passa per i modelli del mondo. Capire una storia significa costruire un modello della situazione; percepire, secondo le teorie della previsione, significa usare un modello per anticipare ciò che accadrà. Il significato di una frase sarebbe allora il modo in cui modifica il nostro modello del mondo: chi c'è, che cosa è successo, che cosa ci si può aspettare.

La domanda diventa cruciale per l'intelligenza artificiale. Nel 2020 i linguisti computazionali Emily Bender e Alexander Koller hanno sostenuto che un sistema addestrato soltanto sulla forma dei testi non può arrivare al significato, perché il significato è la relazione tra le forme e qualcosa fuori dal linguaggio: lo immaginano come un polpo che intercetta i messaggi tra due naufraghi e impara a imitarli alla perfezione, finché uno dei due chiede come difendersi da un orso.nota 17 Altri studi mostrano però che una rete addestrata soltanto su sequenze di mosse del gioco Othello sviluppa una rappresentazione interna della scacchiera che nessuno le ha insegnato.nota 18 Se un modello del mondo possa nascere dalla sola forma, e fino a che punto, è oggi una delle questioni più aperte delle scienze cognitive.

Si dice«Ogni parola ha un significato preciso, quello scritto nel dizionario.»

In realtàIl dizionario registra gli usi, non li fonda, e il significato di una parola si decide ogni volta nel contesto. Il verbo cinese 打 dǎ, «colpire», ne è un esempio spettacolare: 打电话 è telefonare, 打车 prendere un taxi, 打球 giocare a palla, 打针 fare un'iniezione, 打工 lavorare alle dipendenze di qualcuno. Nessuna definizione unica copre tutti gli usi; ciascuno si impara nel suo «gioco linguistico», come avrebbe detto Wittgenstein.nota 8

In pratica

Che cosa cambia per chi impara

  • Ancora le parole a qualcosa di non verbale: un'immagine, un gesto, un oggetto, una situazione vissuta. La giostra del dizionario si ferma così.
  • Impara le parole nei loro usi, non nelle definizioni: 打 si capisce con 打电话, 打车, 打球, non con «colpire».
  • Osserva le metafore del corpo: in cinese il cuore, 心, è dappertutto. Riconoscere la metafora aiuta a ricordare la parola.
  • Chiediti sempre che cosa vuole dire chi parla, non solo che cosa dice: l'implicito è metà del significato.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Che cosa voleva mostrare Searle con l'esperimento della stanza cinese?

    Mostra la risposta

    Che manipolare simboli secondo regole non basta a capirli. Chi segue le istruzioni produce risposte perfette senza capire nulla: per Searle, la forma non basta al significato.

  2. Che cosa dice Xunzi dei nomi?

    Mostra la risposta

    Che i nomi diventano appropriati per convenzione, quando l'uso li consolida. Da qui il modo di dire 约定俗成, «stabilito per accordo e consolidato dall'uso»: un'idea vicina a quelle di Saussure e Wittgenstein.

  3. Secondo Peirce, il fumo che indica il fuoco è…

    Mostra la risposta

    Un indice. Il fumo è collegato al fuoco da una relazione causale: è un indice. La parola «fuoco», invece, è un simbolo, legato al suo oggetto per convenzione.

Per andare a fondo

  • Libro

    Terrence W. Deacon, La specie simbolica, Giovanni Fioriti, 2001. Linguaggio e cervello si sono evoluti insieme: perché la capacità simbolica è la vera novità umana.

  • Libro

    George Lakoff e Mark Johnson, Metafora e vita quotidiana, Bompiani, 1998. Le metafore con cui pensiamo, prima ancora di parlare.

  • Classico

    Ludwig Wittgenstein, Ricerche filosofiche, Einaudi, 1967. Il significato come uso, i giochi linguistici.

  • Saggio

    John R. Searle, Minds, brains, and programs (si apre in una nuova scheda), Behavioral and Brain Sciences, 1980. La stanza cinese, pubblicata insieme alle obiezioni dei critici.

Note

  1. Searle 1980.
  2. Harnad 1990. Il paragrafo si intitola «The Chinese/Chinese Dictionary-Go-Round».
  3. Varela, Thompson e Rosch 1991.
  4. Lakoff e Johnson 1980.
  5. Hauk, Johnsrude e Pulvermüller 2004.
  6. Mahon e Caramazza 2008.
  7. Tomasello 2008.
  8. Wittgenstein 1953. Parte I, § 43.
  9. Saussure 1916.
  10. Xunzi, cap. 22.
  11. Grice 1975.
  12. Donald 1991.
  13. Deacon 1997.
  14. Qiu Xigui 2000. Secondo i conteggi tradizionali, oltre l'80 per cento dei caratteri del Shuowen jiezi appartiene ai composti fonetico-semantici, 形声字.
  15. Shannon 1948. P. 379: «These semantic aspects of communication are irrelevant to the engineering problem.»
  16. Deacon 2011.
  17. Bender e Koller 2020.
  18. Li et al. 2023.
Bibliografia di questo capitolo 18 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.

Testi classici e documenti storici

  • Saussure 1916 Saussure, Ferdinand de. 1916. Cours de linguistique générale. A cura di Charles Bally e Albert Sechehaye. Parigi, Payot. Trad. it. Corso di linguistica generale, a cura di Tullio De Mauro, Roma-Bari, Laterza, 1967.
  • Wittgenstein 1953 Wittgenstein, Ludwig. 1953. Philosophische Untersuchungen / Philosophical Investigations. Oxford, Blackwell. Trad. it. Ricerche filosofiche, Torino, Einaudi, 1967.
  • Xunzi, cap. 22 Xunzi 荀子, cap. 22, «Zhengming» 正名 [La rettificazione dei nomi], III secolo a.C. Ed. Wang Xianqian 王先谦, Xunzi jijie 荀子集解, Pechino, Zhonghua shuju, 1988.

Studi

  • Bender e Koller 2020 Bender, Emily M., e Alexander Koller. 2020. «Climbing Towards NLU: On Meaning, Form, and Understanding in the Age of Data». In Proceedings of the 58th Annual Meeting of the Association for Computational Linguistics, 5185–5198. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Deacon 1997 Deacon, Terrence W. 1997. The Symbolic Species: The Co-evolution of Language and the Brain. New York, W. W. Norton. Trad. it. La specie simbolica, Roma, Giovanni Fioriti, 2001.
  • Deacon 2011 Deacon, Terrence W. 2011. Incomplete Nature: How Mind Emerged from Matter. New York, W. W. Norton.
  • Donald 1991 Donald, Merlin. 1991. Origins of the Modern Mind: Three Stages in the Evolution of Culture and Cognition. Cambridge (MA), Harvard University Press.
  • Grice 1975 Grice, H. Paul. 1975. «Logic and Conversation». In Peter Cole e Jerry L. Morgan (a cura di), Syntax and Semantics, vol. 3, Speech Acts, 41–58. New York, Academic Press.
  • Harnad 1990 Harnad, Stevan. 1990. «The Symbol Grounding Problem». Physica D 42 (1–3): 335–346. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Hauk, Johnsrude e Pulvermüller 2004 Hauk, Olaf, Ingrid Johnsrude e Friedemann Pulvermüller. 2004. «Somatotopic Representation of Action Words in Human Motor and Premotor Cortex». Neuron 41 (2): 301–307. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Lakoff e Johnson 1980 Lakoff, George, e Mark Johnson. 1980. Metaphors We Live By. Chicago, University of Chicago Press. Trad. it. Metafora e vita quotidiana, Milano, Bompiani, 1998.
  • Li et al. 2023 Li, Kenneth, et al. 2023. «Emergent World Representations: Exploring a Sequence Model Trained on a Synthetic Task». In International Conference on Learning Representations (ICLR 2023). Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Mahon e Caramazza 2008 Mahon, Bradford Z., e Alfonso Caramazza. 2008. «A Critical Look at the Embodied Cognition Hypothesis and a New Proposal for Grounding Conceptual Content». Journal of Physiology–Paris 102 (1–3): 59–70. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Qiu Xigui 2000 Qiu Xigui 裘锡圭. 2000. Chinese Writing [ed. or. Wenzixue gaiyao 文字学概要, 1988]. Trad. di Gilbert L. Mattos e Jerry Norman. Berkeley, Society for the Study of Early China.
  • Searle 1980 Searle, John R. 1980. «Minds, Brains, and Programs». Behavioral and Brain Sciences 3 (3): 417–457. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Shannon 1948 Shannon, Claude E. 1948. «A Mathematical Theory of Communication». Bell System Technical Journal 27 (3): 379–423. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Tomasello 2008 Tomasello, Michael. 2008. Origins of Human Communication. Cambridge (MA), MIT Press. Trad. it. Le origini della comunicazione umana, Milano, Raffaello Cortina, 2009.
  • Varela, Thompson e Rosch 1991 Varela, Francisco J., Evan Thompson ed Eleanor Rosch. 1991. The Embodied Mind: Cognitive Science and Human Experience. Cambridge (MA), MIT Press. Trad. it. La via di mezzo della conoscenza, Milano, Feltrinelli, 1992.

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