La mente che impara · Capitolo 2 di 4
言 yán Il linguaggio
Il linguaggio nel cervello
Come fa un suono a diventare significato, in meno di mezzo secondo?
In un secolo e mezzo la domanda è cambiata: non più «dove sta il linguaggio», ma «quali calcoli lo rendono possibile». Dalle prime lesioni studiate a Parigi ai singoli neuroni registrati a Boston, ecco che cosa sappiamo, con le sue sorprese e i suoi limiti.
In breve
- Nella maggior parte delle persone esiste una rete del linguaggio, soprattutto frontale e temporale sinistra: specializzata, ma distinta dai sistemi del ragionamento e della comprensione degli altri.
- Il cervello elabora insieme scale di tempo diverse: sillabe, parole, frasi, storie. Capire una lingua significa integrarle, non soltanto riconoscere le parole.
- Singole cellule distinguono significati, parti del discorso e strutture sintattiche, ma sempre in funzione del contesto.
- Capire e parlare condividono molto, ma non sono lo stesso lavoro; e il linguaggio non coincide con il suono: le lingue dei segni usano la stessa architettura.
Da Broca alla N400
Nel 1861 il medico francese Paul Broca esaminò un paziente che capiva ciò che gli veniva detto ma riusciva a pronunciare quasi soltanto una sillaba, «tan». Dopo la sua morte trovò una lesione nel lobo frontale sinistro: per la prima volta una funzione del linguaggio veniva collegata a un punto preciso del cervello.nota 1 Nel 1874 il neurologo tedesco Carl Wernicke descrisse il quadro opposto: pazienti che parlavano con scioltezza ma in modo confuso e capivano a fatica, con lesioni nel lobo temporale sinistro.nota 2 Il linguaggio smetteva di essere soltanto un oggetto della filosofia e della grammatica: diventava una funzione biologica, studiabile attraverso le sue rotture.
Nel Novecento l'elettroencefalografia, poi la tomografia a emissione di positroni, la risonanza magnetica funzionale e la magnetoencefalografia hanno permesso di osservare il linguaggio mentre accade. Nel 1980 Marta Kutas e Steven Hillyard notarono che una parola fuori posto alla fine di una frase, come «spalmò il pane caldo con i calzini», produce un'onda elettrica caratteristica circa 400 millisecondi dopo: la N400.nota 3 L'elaborazione del significato diventava misurabile in frazioni di secondo.
Oggi gli studi usano storie intere, conversazioni vere, lingue dei segni, registrazioni di singoli neuroni e modelli computazionali. La domanda non è più soltanto dove si trovi il linguaggio, ma quali calcoli lo rendano possibile.
Una rete specializzata, che non è tutto il pensiero
Nel 2024 Evelina Fedorenko, del MIT, con Anna Ivanova e Tamar Regev ha riassunto vent'anni di ricerche: nella maggior parte delle persone esiste una rete del linguaggio, un insieme di aree frontali e temporali, di solito dell'emisfero sinistro, che rispondono con forte selettività quando comprendiamo o produciamo frasi, nelle lingue che conosciamo, ascoltate o lette.nota 4 Questa rete è distinta da quella che si attiva nei compiti mentali impegnativi, come il calcolo, e da quella che usiamo per immaginare i pensieri degli altri.
Nello stesso anno Fedorenko, Steven Piantadosi ed Edward Gibson hanno sostenuto su Nature una tesi più ambiziosa: il linguaggio è soprattutto uno strumento di comunicazione, non la condizione necessaria del pensiero complesso.nota 5 Le prove vengono, tra l'altro, da persone con afasie gravi che continuano a ragionare: in uno studio britannico, pazienti che non riuscivano più a distinguere il senso di frasi reversibili, come «il cane morde l'uomo» e «l'uomo morde il cane», risolvevano correttamente espressioni aritmetiche con le parentesi.nota 6
È una tesi solida ma discussa, e va letta con precisione. Altro è perdere il linguaggio da adulti, quando il pensiero si è già formato; altro è crescere senza una lingua pienamente accessibile. Chi impara una lingua dei segni solo in età avanzata, senza averne avuta una da bambino, ne porta conseguenze durature;nota 7 e tra i sordi del Nicaragua, chi aveva imparato una forma più ricca della nuova lingua dei segni del paese capiva meglio che un'altra persona può credere qualcosa di falso.nota 8 Il linguaggio non è tutto il pensiero, ma trasforma profondamente il modo in cui pensiamo, e pensiamo insieme.
Dal suono al senso: due vie
Come diventa significato un'onda sonora? Il modello più influente, proposto nel 2007 da Gregory Hickok e David Poeppel, distingue due grandi vie che partono dalle aree uditive.nota 9 La via ventrale, lungo il lobo temporale, collega i suoni alle parole e ai significati: serve a capire. La via dorsale, verso le aree parietali e frontali, collega i suoni ai movimenti che li producono: serve a ripetere, ad articolare, a imparare parole nuove. Le due vie interagiscono di continuo; non sono condotte indipendenti a senso unico.
Nel cinese
妈 麻 马 骂
mā má mǎ mà · mamma, canapa, cavallo, sgridare
Per un italiano i toni del cinese mettono alla prova entrambe le vie. Distinguere 妈 mā, «mamma», da 马 mǎ, «cavallo», è un compito della via ventrale: l'altezza della voce deve diventare significato. Riprodurli è un compito della via dorsale. Si può descrivere alla perfezione il terzo tono e non riconoscerlo in una frase detta a velocità normale: sono capacità diverse, e vanno allenate entrambe. L'ascolto mirato funziona: in uno studio classico, otto sedute in due settimane hanno migliorato del 21 per cento il riconoscimento dei toni da parte di studenti americani, con progressi ancora presenti sei mesi dopo.nota 10
Sillabe, parole, frasi, storie
Il suono cambia nell'arco di millisecondi, una parola dura una frazione di secondo, una frase qualche secondo, una storia può durare un'ora. Il cervello deve tenere insieme tutte queste scale. Uno degli esperimenti più eleganti su questo punto è stato condotto proprio in cinese.
Lo studio
Il cervello sente le frasi che l'orecchio non sente
Nel 2016 Nai Ding, David Poeppel e colleghi della New York University fecero ascoltare sillabe cinesi sintetizzate, tutte della stessa durata, al ritmo di quattro al secondo, senza pause né intonazione: dal solo suono era impossibile capire dove finisse una frase. Le sillabe però formavano gruppi di due, i sintagmi, e di quattro, le frasi. Nei madrelingua cinesi la magnetoencefalografia mostrava un'attività che seguiva non solo le sillabe, ma anche i sintagmi, due al secondo, e le frasi, una al secondo. Negli ascoltatori di lingua inglese, che il cinese non lo conoscevano, restava soltanto il ritmo delle sillabe.nota 11
Il limite. Frasi artificiali e molto regolari: l'esperimento mostra che la struttura nasce dalla conoscenza della lingua, non come la si elabori nel parlato spontaneo.
La struttura che il cervello «sente», insomma, non sta nel suono: la costruisce chi conosce la lingua. Studi più recenti hanno precisato come. Nel 2024 un gruppo del MIT ha analizzato le registrazioni intracraniche di 22 pazienti e ha trovato, nella rete del linguaggio, popolazioni di neuroni con finestre di integrazione diverse, in media di circa una, quattro e sei parole, intrecciate tra loro invece che separate in aree distinte.nota 12 Nel 2026 Jiajie Zou, David Poeppel e Nai Ding hanno mostrato, ancora con il cinese, che il cervello prevede la parola successiva tenendo conto dei confini dei costituenti: la risposta alla sorpresa è più forte per le parole all'interno di un sintagma che per quelle che ne attraversano il confine.nota 13 Prevedere, sì; ma dentro una struttura.
Più in alto stanno le storie. Analizzando i dati di 219 persone che ascoltavano racconti durante una risonanza magnetica, un gruppo del Technion di Haifa e di Princeton ha visto nel 2025 che i modelli linguistici artificiali predicono bene l'attività del cervello solo con finestre di poche decine di parole; per le aree più alte serve invece un modello che, come un lettore, aggiorna via via un riassunto di ciò che è successo.nota 14
È ciò che gli psicologi chiamano modello della situazione.nota 15 Leggiamo: «Anna appoggiò la lettera sul tavolo. Quando Ben tornò, la lettera non c'era più.» Conoscere lettera, tavolo e tornò non basta: bisogna tenere traccia di chi ha fatto che cosa, in quale ordine, e accorgersi che il testo non dice chi abbia preso la lettera. Si possono capire tutte le parole e sbagliare la storia.
Sillaba un quarto di secondo
Suoni e toni
Aree uditive
Parola mezzo secondo
Forma e significato della parola
Rete del linguaggio: finestre di circa una parola
Sintagma e frase da uno a pochi secondi
Chi fa che cosa a chi: la struttura
Rete del linguaggio: finestre di circa quattro e sei parole, intrecciate
Racconto decine di secondi, minuti
Personaggi, tempi, cause: il modello della situazione
Rete di default: precuneo, giunzione temporo-parietale, corteccia prefrontale mediale
Fino al singolo neurone
Grazie a pazienti con epilessia che, per ragioni cliniche, hanno elettrodi impiantati nel cervello, oggi si può ascoltare l'attività di singoli neuroni mentre una persona capisce o produce frasi. Nel 2024 un gruppo del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School ha registrato neuroni della corteccia prefrontale sinistra durante l'ascolto di frasi e di storie: alcune cellule rispondevano in modo selettivo a categorie di significato, e la loro risposta cambiava con il contesto della frase, indipendentemente dal suono delle parole.nota 16
È ciò che ogni lettore fa con le parole ambigue: «il riso» è un cibo o una risata? Sapere che una parola ha più significati è una cosa; scegliere al volo quello giusto, grazie al contesto, è un'altra. E il senso di una frase non è la somma delle parole: «Puoi aprire la finestra?», detto in una stanza afosa, non è una domanda sulle capacità di chi ascolta, ma una richiesta.
Nel giugno 2026 lo stesso gruppo ha pubblicato su Nature la mappa più fine finora disponibile della sintassi a livello cellulare: 579 neuroni registrati in 8 persone mentre producevano frasi. Circa un neurone su dieci era sintonizzato sulle parti del discorso; altri sui costituenti, sulla profondità di una parola nell'albero della frase, sulle relazioni grammaticali come soggetto e oggetto; pochissime cellule codificavano più tratti insieme. L'attività era descritta meglio da un modello linguistico che tiene conto del contesto, con un vantaggio che si stabilizzava intorno alle cinque parole precedenti e raggiungeva il massimo circa un secondo prima di parlare.nota 17
La lezione vale anche per chi insegna: il cervello non ignora le regole locali, le distingue con grande precisione; ma le usa dentro un processo dinamico di combinazione. Imparare le forme e imparare a combinarle per esprimere chi ha fatto che cosa sono due compiti, e vanno curati entrambi.
Capire e parlare non sono lo stesso lavoro
Capire parte da suoni o segni già presenti e costruisce un'interpretazione; parlare parte da un'intenzione e deve scegliere contenuti, parole, costruzioni e movimenti, correggendosi strada facendo. Nel 2025 un gruppo giapponese ha registrato in risonanza otto persone durante conversazioni spontanee, per circa tre ore ciascuna: le rappresentazioni del linguaggio sono in parte condivise tra il parlare e l'ascoltare, soprattutto sulle scale brevi, ma il parlato privilegia contesti più brevi e l'ascolto contesti più lunghi.nota 18 Ecco perché si può riconoscere una regola in un testo e non riuscire a usarla mentre si parla.
La parte motoria del parlare è oggi conosciuta abbastanza da poter essere decodificata. Nel 2025 un gruppo dell'Università della California, a San Francisco e a Berkeley, ha permesso a una donna paralizzata da oltre diciotto anni di «parlare» con una voce sintetizzata, decodificando a intervalli di 80 millisecondi l'attività legata ai suoi tentativi di articolazione, con un ritardo di uno o due secondi invece degli otto del sistema precedente.nota 19 Queste protesi leggono i comandi del parlato che una persona vuole produrre: non leggono i pensieri.
Il linguaggio non è il suono
Le lingue dei segni sono lingue a pieno titolo, con una propria fonologia, una grammatica e una poesia. Nel 2026 un gruppo dell'Università di Varsavia e della Johns Hopkins University ha mostrato a 20 persone sorde dalla nascita, segnanti native della lingua dei segni polacca, un racconto di venti minuti, La caduta della casa Usher di Edgar Allan Poe, e versioni rimescolate per frasi, per parole o composte da pseudo-segni. La gerarchia era la stessa delle lingue parlate: la rete del linguaggio seguiva parole e frasi, mentre la rete di default, ai livelli più alti, seguiva la trama. C'erano però anche tratti propri del segno, come il coinvolgimento della corteccia parietale superiore, che probabilmente aiuta a tenere traccia dei personaggi collocati nello spazio dei segni.nota 20
Il suono è il mezzo della lingua parlata, non l'essenza del linguaggio. Questo non rende superflue le forme specifiche: chi impara il cinese deve imparare i suoni e i toni del cinese, chi impara una lingua dei segni le configurazioni della mano, i movimenti, l'uso dello spazio. Meccanismi comuni e forme specifiche convivono.
Leggere: una cultura che ricicla il cervello
La scrittura ha poco più di cinquemila anni: troppo pochi perché l'evoluzione abbia potuto dotarci di un organo per leggere. Il cervello impara a leggere riutilizzando circuiti nati per altro, soprattutto per riconoscere forme visive. Nel 2010 Stanislas Dehaene e colleghi hanno confrontato in Portogallo e in Brasile adulti analfabeti, alfabetizzati da adulti e alfabetizzati da bambini: imparare a leggere modifica le reti visive e linguistiche, anche in età adulta.nota 21
La scrittura cinese mette questo riciclo alla prova. Gli studi dell'Università di Hong Kong su bambini di Pechino hanno trovato che nella dislessia del cinese è coinvolta soprattutto un'area frontale sinistra, il giro frontale medio, diversa da quelle tipiche della dislessia nelle lingue alfabetiche,nota 22 e che la capacità di scrivere a mano i caratteri è strettamente legata a quella di leggerli.nota 23 La cultura non cambia il cervello per magia: lo cambia attraverso anni di pratica.
Si dice«Il linguaggio sta nell'emisfero sinistro, la creatività nel destro: c'è chi usa più l'uno e chi più l'altro.»
In realtàNella maggior parte delle persone la rete centrale del linguaggio è lateralizzata a sinistra, ma l'intonazione, l'interpretazione dei discorsi e dei racconti coinvolgono ampiamente entrambi gli emisferi. E l'idea di persone «di cervello sinistro» o «di cervello destro» non regge: analizzando la connettività cerebrale di oltre mille persone, uno studio dell'Università dello Utah non ha trovato individui che usino in prevalenza un emisfero.nota 24
In pratica
Che cosa cambia per chi impara
- Allena l'orecchio separatamente dalla bocca. Riconoscere e produrre seguono vie in parte diverse: ascolta molte voci diverse, poi ripeti.
- Ascolta storie intere al tuo livello. Le frasi isolate allenano le parole; i racconti allenano l'integrazione, cioè il capire davvero.
- Leggi e scrivi insieme. Nel cinese la mano aiuta l'occhio: scrivere i caratteri rafforza il riconoscerli.
- Non aspettarti di parlare come capisci. La produzione va allenata a parte, con frasi tue, a voce alta.
Mettiti alla prova 3 domande
Che cosa misura la N400 scoperta da Kutas e Hillyard nel 1980?
Mostra la risposta
La risposta del cervello a una parola che non si accorda con il contesto. È un'onda elettrica che compare circa 400 millisecondi dopo una parola inattesa: il significato si elabora in frazioni di secondo.
Nell'esperimento di Ding e colleghi con le sillabe cinesi, che cosa distingueva i madrelingua cinesi dagli anglofoni?
Mostra la risposta
Il loro cervello seguiva anche sintagmi e frasi, che nel suono non c'erano. La struttura non era nel suono: la costruiva il cervello di chi conosceva la lingua.
Che cosa mostra lo studio del 2026 sulla lingua dei segni polacca?
Mostra la risposta
Che la gerarchia delle scale di tempo è comune, con alcuni tratti propri del segno. Rete del linguaggio per parole e frasi, rete di default per la trama: come nelle lingue parlate. In più, la corteccia parietale superiore segue lo spazio dei segni.
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Per andare a fondo
- Libro
Stanislas Dehaene, I neuroni della lettura, Raffaello Cortina, 2009. Come il cervello impara a leggere, dagli alfabeti ai caratteri cinesi.
- Rassegna
Evelina Fedorenko, Anna A. Ivanova e Tamar I. Regev, The language network as a natural kind within the broader landscape of the human brain (si apre in una nuova scheda), Nature Reviews Neuroscience, 2024. Lo stato dell'arte sulla rete del linguaggio, dal laboratorio che l'ha definita.
- Saggio
Evelina Fedorenko, Steven T. Piantadosi ed Edward A. F. Gibson, Language is primarily a tool for communication rather than thought (si apre in una nuova scheda), Nature, 2024. La tesi, e le prove, sulla separazione tra linguaggio e pensiero.
- Studio
Nai Ding et al., Cortical tracking of hierarchical linguistic structures in connected speech (si apre in una nuova scheda), Nature Neuroscience, 2016. L'esperimento delle sillabe cinesi.
Note
- Broca 1861. Il paziente, Louis Victor Leborgne, è passato alla storia con il nome di «Tan».
- Wernicke 1874.
- Kutas e Hillyard 1980. Nell'originale inglese la frase era He spread the warm bread with socks.
- Fedorenko, Ivanova e Regev 2024. Sull'universalità della rete in 45 lingue di 12 famiglie diverse, Malik-Moraleda et al. 2022.
- Fedorenko, Piantadosi e Gibson 2024.
- Varley et al. 2005. Le frasi dell'esempio sono una semplificazione di quelle usate nello studio.
- Mayberry, Lock e Kazmi 2002.
- Pyers e Senghas 2009. La capacità misurata è la comprensione delle «false credenze», classica prova della teoria della mente.
- Hickok e Poeppel 2007.
- Wang et al. 1999. L'addestramento usava parole vere pronunciate da più parlanti; i progressi si estendevano a parole e voci nuove.
- Ding et al. 2016.
- Regev et al. 2024. Studio del gruppo di Evelina Fedorenko al MIT.
- Zou, Poeppel e Ding 2026. Tre esperimenti di magnetoencefalografia in cinese mandarino, confermati su registrazioni intracraniche in inglese.
- Tikochinski et al. 2025.
- Zwaan e Radvansky 1998.
- Jamali et al. 2024.
- Cai et al. 2026. Le percentuali di neuroni sintonizzati vanno dal 9 al 16 per cento circa secondo il tratto; solo il 2 per cento circa ne codifica più d'uno.
- Yamashita, Kubo e Nishimoto 2025. Otto madrelingua giapponesi, 27 argomenti di conversazione; i modelli usano le rappresentazioni di un modello linguistico giapponese.
- Littlejohn et al. 2025. La partecipante era già stata protagonista dello studio del 2023 dello stesso gruppo, con un sistema non continuo.
- Zimmermann et al. 2026.
- Dehaene et al. 2010.
- Siok et al. 2004.
- Tan et al. 2005.
- Nielsen et al. 2013. 1.011 persone, con la risonanza magnetica a riposo.
Bibliografia di questo capitolo 25 opere e fonti citate
Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.
Testi classici e documenti storici
- Broca 1861 Broca, Paul. 1861. «Remarques sur le siège de la faculté du langage articulé, suivies d'une observation d'aphémie (perte de la parole)». Bulletin de la Société anatomique de Paris 36: 330–357.
- Wernicke 1874 Wernicke, Carl. 1874. Der aphasische Symptomencomplex. Eine psychologische Studie auf anatomischer Basis. Breslau, Cohn und Weigert.
Studi
- Cai et al. 2026 Cai, Jing, et al. (ultimo autore Ziv M. Williams). 2026. «Mapping the Neuronal Building Blocks of Human Language with Language Models». Nature 656 (8127): 425–433. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Dehaene et al. 2010 Dehaene, Stanislas, et al. 2010. «How Learning to Read Changes the Cortical Networks for Vision and Language». Science 330 (6009): 1359–1364. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Ding et al. 2016 Ding, Nai, Lucia Melloni, Hang Zhang, Xing Tian e David Poeppel. 2016. «Cortical Tracking of Hierarchical Linguistic Structures in Connected Speech». Nature Neuroscience 19 (1): 158–164. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Fedorenko, Ivanova e Regev 2024 Fedorenko, Evelina, Anna A. Ivanova e Tamar I. Regev. 2024. «The Language Network as a Natural Kind Within the Broader Landscape of the Human Brain». Nature Reviews Neuroscience 25 (5): 289–312. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Fedorenko, Piantadosi e Gibson 2024 Fedorenko, Evelina, Steven T. Piantadosi e Edward A. F. Gibson. 2024. «Language Is Primarily a Tool for Communication Rather Than Thought». Nature 630 (8017): 575–586. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Hickok e Poeppel 2007 Hickok, Gregory, e David Poeppel. 2007. «The Cortical Organization of Speech Processing». Nature Reviews Neuroscience 8 (5): 393–402. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Jamali et al. 2024 Jamali, Mohsen, et al. (ultimo autore Ziv M. Williams). 2024. «Semantic Encoding During Language Comprehension at Single-Cell Resolution». Nature 631 (8021): 610–616. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Kutas e Hillyard 1980 Kutas, Marta, e Steven A. Hillyard. 1980. «Reading Senseless Sentences: Brain Potentials Reflect Semantic Incongruity». Science 207 (4427): 203–205. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Littlejohn et al. 2025 Littlejohn, Kaylo T., et al. (ultimi autori Edward F. Chang e Gopala K. Anumanchipalli). 2025. «A Streaming Brain-to-Voice Neuroprosthesis to Restore Naturalistic Communication». Nature Neuroscience 28 (4): 902–912. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Malik-Moraleda et al. 2022 Malik-Moraleda, Saima, et al. (ultima autrice Evelina Fedorenko). 2022. «An Investigation Across 45 Languages and 12 Language Families Reveals a Universal Language Network». Nature Neuroscience 25 (8): 1014–1019. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Mayberry, Lock e Kazmi 2002 Mayberry, Rachel I., Elizabeth Lock e Hena Kazmi. 2002. «Linguistic Ability and Early Language Exposure». Nature 417: 38. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Nielsen et al. 2013 Nielsen, Jared A., Brandon A. Zielinski, Michael A. Ferguson, Janet E. Lainhart e Jeffrey S. Anderson. 2013. «An Evaluation of the Left-Brain vs. Right-Brain Hypothesis with Resting State Functional Connectivity Magnetic Resonance Imaging». PLOS ONE 8 (8): e71275. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Pyers e Senghas 2009 Pyers, Jennie E., e Ann Senghas. 2009. «Language Promotes False-Belief Understanding: Evidence from Learners of a New Sign Language». Psychological Science 20 (7): 805–812. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Regev et al. 2024 Regev, Tamar I., et al. (ultima autrice Evelina Fedorenko). 2024. «Neural Populations in the Language Network Differ in the Size of Their Temporal Receptive Windows». Nature Human Behaviour 8 (10): 1924–1942. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Siok et al. 2004 Siok, Wai Ting, Charles A. Perfetti, Zhen Jin e Li Hai Tan. 2004. «Biological Abnormality of Impaired Reading Is Constrained by Culture». Nature 431: 71–76. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Tan et al. 2005 Tan, Li Hai, John A. Spinks, Guinevere F. Eden, Charles A. Perfetti e Wai Ting Siok. 2005. «Reading Depends on Writing, in Chinese». Proceedings of the National Academy of Sciences 102 (24): 8781–8785. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Tikochinski et al. 2025 Tikochinski, Refael, Ariel Goldstein, Yoav Meiri, Uri Hasson e Roi Reichart. 2025. «Incremental Accumulation of Linguistic Context in Artificial and Biological Neural Networks». Nature Communications 16: 803. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Varley et al. 2005 Varley, Rosemary A., Nicolai J. C. Klessinger, Charles A. J. Romanowski e Michael Siegal. 2005. «Agrammatic but Numerate». PNAS 102 (9): 3519–3524. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Wang et al. 1999 Wang, Yue, Michelle M. Spence, Allard Jongman e Joan A. Sereno. 1999. «Training American Listeners to Perceive Mandarin Tones». Journal of the Acoustical Society of America 106 (6): 3649–3658. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Yamashita, Kubo e Nishimoto 2025 Yamashita, Masahiro, Rieko Kubo e Shinji Nishimoto. 2025. «Conversational Content Is Organized Across Multiple Timescales in the Brain». Nature Human Behaviour 9: 2066–2078. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Zimmermann et al. 2026 Zimmermann, Maria, et al. (ultima autrice Marina Bedny). 2026. «Sign Language Narrative Reveals Universal and Modality-Specific Features of Cortical Timescale Hierarchy». Nature Communications 17: 7126. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Zou, Poeppel e Ding 2026 Zou, Jiajie, David Poeppel e Nai Ding. 2026. «Constituent-Constrained Word Prediction During Language Comprehension». Nature Neuroscience 29: 1498–1509. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Zwaan e Radvansky 1998 Zwaan, Rolf A., e Gabriel A. Radvansky. 1998. «Situation Models in Language Comprehension and Memory». Psychological Bulletin 123 (2): 162–185. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
Testi a cura di Simon Luo Wei, su studi pubblicati in riviste scientifiche internazionali e su meta-analisi; dati e collegamenti controllati a ottobre 2026.
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