Scienze cognitive e storia delle religioni · Capitolo 3 di 4
天 tiān Dio e il cosmo
Dio e il cosmo
Chi o che cosa sta all'origine di tutto? Dodici tradizioni rispondono in modi diversi, e al loro interno non si è mai smesso di discutere.
Il Dio unico di Abramo, il brahman delle Upaniṣad, il Cielo di Confucio, il Dao senza nome, i kami del Giappone, gli dèi-funzionari dei templi cinesi, e il Buddha che non volle rispondere. Per confrontarli senza schiacciarli bisogna guardare quattro cose: come li si pensa, come se ne parla, come si ragiona su di loro, che cosa si prova davanti a loro.
In breve
- Le dodici tradizioni pensano l'assoluto come qualcuno, come qualcosa o come una via; molte contengono, al loro interno, tutte e tre le possibilità.
- Quasi ovunque il linguaggio si arrende davanti all'assoluto: «non questo, non questo», «il Dao che si può dire non è il Dao costante», di Dio si dice ciò che non è.
- Le prove dell'esistenza di Dio sono state discusse in India come in Europa, e criticate da buddhisti e giainisti molti secoli prima di Kant.
- Davanti al sacro l'emozione ha una forma riconoscibile: il timore e il fascino insieme, lo stupore che fa sentire piccoli e uniti.
- La mente umana tende a vedere intenzioni e scopi ovunque: questo spiega perché le idee religiose sono facili da pensare, non se siano vere.
Da dove è sorta questa creazione, se si sia fatta da sé o no, colui che la sorveglia dal cielo più alto lo sa; o forse non lo sa.
Quanto è certo ciò che leggiOgni passo porta il suo grado. Tocca un grado per trovarlo nel testo.
Pensare l'assoluto: qualcuno, qualcosa, una via
Consenso: Confrontare le religioni espone a due errori opposti. Il primo è dire che sono tutte uguali, versioni diverse di una stessa verità; il secondo, che sono così diverse da non poter essere confrontate. Lo storico delle religioni Stephen Prothero ha mostrato quanto il primo errore, pur generoso, cancelli ciò che ciascuna tradizione considera essenziale.nota 2 Questo capitolo prova a evitarli entrambi: confronta domande, non etichette.
Fatto: Nel 2020 i cristiani erano il 28,8 per cento della popolazione mondiale, circa 2,3 miliardi di persone; i musulmani il 25,6; gli induisti il 14,9, circa 1,2 miliardi; i buddhisti il 4,1, circa 324 milioni; gli ebrei lo 0,2, circa 14,8 milioni. Il 2,2 per cento appartiene ad altre religioni, fra cui bahá'í, taoisti, giainisti, shintoisti e sikh; il 24,2, circa 1,9 miliardi, a nessuna.nota 3
Fatto: Le cifre, però, dipendono dalle categorie. In Cina, nel 2018, solo il 10 per cento degli adulti dichiarava di appartenere a una religione; ma un terzo diceva di credere nel Buddha o in un bodhisattva, un quarto bruciava incenso almeno qualche volta l'anno, quasi la metà credeva nel fengshui, e tre persone su quattro avevano visitato la tomba di un familiare.nota 4 Dove la religione non è un'appartenenza ma una pratica, contarla è difficile.
Dire l'indicibile
Fatto: Mosè Maimonide, nel XII secolo, sostiene che di Dio si possono dire soltanto attributi negativi: non che cosa è, ma che cosa non è.nota 5 Lo Pseudo-Dionigi, cinque secoli prima, aveva costruito una teologia che sale togliendo, fino al «buio luminoso» del silenzio.nota 6 Nelle Upaniṣad il brahman si indica con una doppia negazione, neti neti, «non così, non così».nota 7 E il Daodejing comincia dicendo che il Dao che si può dire non è il Dao costante, prima di dedicargli cinquemila caratteri.nota 8
Fatto: Altre tradizioni aggirano il problema in modi diversi. Il nome di Dio, nella Bibbia ebraica, si scrive e non si pronuncia; l'islam conosce i suoi novantanove «nomi più belli»; il libro sacro dei sikh si apre con una cifra, ੧, «Uno», seguita da una sillaba sacra, prima di qualunque parola.nota 9 Il Buddha, interrogato sull'eternità del mondo o sulla sorte del risvegliato dopo la morte, taceva: sono le «domande non dichiarate».
Nel cinese
道可道,非常道
dào kě dào, fēi cháng dào · il Dao che si può dire non è il Dao costante
Sei caratteri, e il primo e il terzo sono lo stesso: 道 è «via», ma anche «dire». Il primo verso del Daodejing gioca su questo doppio senso: la via che si può percorrere a parole non è la via costante. Il libro intero è un tentativo di dire ciò che dichiara indicibile.
Ipotesi: Forse l'esperienza religiosa più condivisa fra tradizioni lontanissime non è una credenza, ma un limite: il punto in cui il linguaggio si arrende. Su questo l'ebreo Maimonide, il cristiano Dionigi, l'autore delle Upaniṣad e quello del Daodejing si sarebbero capiti.
Ragionare su Dio
Fatto: Anselmo d'Aosta, nel 1077, argomenta che Dio è «ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore», e che un tale essere deve esistere anche nella realtà, non solo nel pensiero.nota 10 Tommaso d'Aquino propone cinque vie, dal movimento, dalle cause, dalla contingenza, dai gradi di perfezione e dall'ordine del mondo.nota 11 In India, nell'XI secolo, il logico Udayana raccoglie gli argomenti della scuola Nyāya per l'esistenza di un Signore, Īśvara, autore e garante del mondo.nota 12
Fatto: Le critiche sono altrettanto antiche. Buddhisti e giainisti contestarono per secoli l'idea di un creatore: nel IX secolo il monaco giainista Jinasena chiedeva dove fosse stato il creatore prima di creare, e con quale materia avesse fatto il mondo.nota 13 In Europa, nel 1781, Immanuel Kant sostenne che nessuna delle prove regge, perché la ragione oltrepassa i limiti dell'esperienza possibile.nota 14
Consenso: Le scienze cognitive delle religioni spiegano perché le idee di esseri invisibili siano così facili da pensare. La mente umana tende a vedere un agente dietro un rumore nel buio, perché scambiare il vento per un predatore costa meno del contrario.nota 15 I bambini spiegano il mondo con gli scopi: le rocce sono appuntite «per» far grattare gli animali.nota 16 E le idee che violano poche aspettative intuitive, un essere che pensa ma non ha corpo, si ricordano e si trasmettono meglio.nota 17
Ipotesi: Ma spiegare come nasce una credenza non dice se sia vera o falsa: è un errore classico, detto genetico, e vale nei due sensi. Che la mente sia predisposta a vedere intenzioni non dimostra che non ci sia nessuno; che la fede sia antica e diffusa non dimostra che ci sia qualcuno.
Sentire il sacro
Fatto: Nel 1917 il teologo Rudolf Otto descrisse il sacro come mysterium tremendum et fascinans: un mistero che fa tremare e insieme attrae.nota 18 Quindici anni prima William James aveva raccolto centinaia di testimonianze di esperienze religiose, cercandone i tratti comuni senza giudicarne la verità.nota 19
Consenso: La psicologia di oggi chiama stupore, awe, l'emozione che nasce davanti a qualcosa di immenso che non riusciamo a far entrare nei nostri schemi: un cielo stellato, una cattedrale, un'idea. Dacher Keltner e Jonathan Haidt ne hanno dato nel 2003 la definizione più citata: vastità percepita, e bisogno di riadattare la mente.nota 20
Fatto: Ogni tradizione ha il suo registro emotivo. L'amore devoto della bhakti e dei mistici sufi; il «timore del Cielo» dell'ebraismo; la reverenza, 敬, dei confuciani; per i kami, secondo Motoori Norinaga, il timore davanti a ciò che è fuori dal comune.nota 21 Nella religione popolare cinese il rapporto con gli dèi passa per la loro efficacia, 灵: si onora il dio che risponde.nota 22
Dodici tradizioni a confronto
Per ogni tradizione: la posizione prevalente, le differenze interne, un testo nella traduzione di questa pagina. Scegli il tema, o una sola famiglia di tradizioni.
Dio, o l'assoluto
Che cosa sta all'origine e al fondo di tutto: una persona che ama e comanda, un principio impersonale, molti dèi, o nessun dio?
Le tradizioni abramitiche
Ebraismo Yahadut
Un Dio unico, creatore e personale, che si rivela nella storia e stringe un patto con un popolo. È trascendente, ma parla, comanda e ascolta. Il suo nome proprio, le quattro lettere del tetragramma, non si pronuncia.
Dentro la tradizione Dal Dio di Maimonide, di cui si può dire soltanto ciò che non è, al Dio vicino e gioioso del chassidismo; dall'ortodossia al giudaismo riformato e ricostruzionista, che ne ripensa l'immagine.
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno.»
Deuteronomio 6, 4 Bibbia ebraica
Cristianesimo Christianismós
Un solo Dio in tre persone, Padre, Figlio e Spirito, che si è fatto uomo in Gesù di Nazaret. La sua definizione più breve è una relazione.
Dentro la tradizione Le chiese ortodosse insistono sul mistero dell'essenza divina; la teologia cattolica sull'analogia e sulla ragione; le chiese protestanti sulla Scrittura e sulla grazia. Minoranze antitrinitarie esistono da secoli.
«Dio è amore.»
Prima lettera di Giovanni 4, 8 Nuovo Testamento
Islam al-Islām
Dio è uno e unico, tawḥīd: non genera e non è generato, nulla gli è simile. È trascendente e insieme vicino; si conosce attraverso i suoi «nomi più belli» e la sua parola, il Corano.
Dentro la tradizione I teologi discutono da secoli se gli attributi divini siano distinti dall'essenza; i mistici sufi cercano l'unione d'amore; sunniti e sciiti condividono il tawḥīd ma divergono sull'autorità religiosa.
«Di': Egli, Dio, è Uno, Dio l'Eterno. Non ha generato e non è stato generato, e nessuno è pari a Lui.»
Corano 112 Corano
Fede bahá'í Bahā'
Un unico Dio, inconoscibile nella sua essenza, che si manifesta nella storia attraverso una serie di messaggeri: Abramo, Mosè, Buddha, Gesù, Muḥammad, il Báb e Bahá'u'lláh. Le religioni sono capitoli di un'unica rivelazione progressiva.
Dentro la tradizione Una comunità giovane, senza clero, guidata da istituzioni elette; le differenze sono soprattutto di accento, fra la lettura mistica e quella sociale degli scritti.
«O figlio dell'uomo! Ho amato la tua creazione, perciò ti ho creato.»
Bahá'u'lláh, Parole celate, parte araba, 4 Bahá'u'lláh, Parole celate
Le tradizioni nate in India
Induismo sanātana dharma
Un ventaglio unico al mondo: molti dèi; un Dio supremo personale, Viṣṇu, Śiva o la Dea; oppure un assoluto impersonale, il brahman, di cui gli dèi sono volti. Per il Vedānta non duale il sé profondo, ātman, è il brahman.
Dentro la tradizione L'Advaita di Śaṅkara vede un assoluto senza qualità; le scuole devozionali di Rāmānuja e Madhva un Dio personale distinto dalle anime; scuole antiche come la Mīmāṃsā fanno quasi a meno di un creatore.
«Tu sei quello.»
Chāndogya Upaniṣad 6, 8, 7 Upaniṣad
Buddhismo Buddhadharma
Non c'è un Dio creatore. Gli dèi esistono nella cosmologia antica, ma sono esseri mortali, presi anch'essi nel ciclo delle rinascite. Ciò che conta non è un essere supremo, ma la liberazione dalla sofferenza.
Dentro la tradizione Nel Mahāyāna i buddha e i bodhisattva diventano figure di devozione, come Amitābha nella Terra Pura; il Vajrayāna moltiplica le divinità della meditazione; il Theravāda resta più vicino al Buddha come maestro.
Giainismo Jaina dharma
Non c'è un creatore né un governatore del mondo. Le anime liberate e i ventiquattro maestri, i tīrthaṅkara, sono venerati come modelli da imitare, non come dèi che intervengono.
Dentro la tradizione Digambara e Śvetāmbara divergono sulla possibilità che una donna raggiunga la liberazione e sulla nudità dei monaci; il culto delle immagini è accettato da molti gruppi e respinto da altri.
Fonte: Jinasena, Mahāpurāṇa, cap. 4 Jinasena, Mahāpurāṇa
Sikhismo Sikhī
Un solo Dio, senza forma, senza paura e senza odio, che non si incarna; trascendente e insieme presente in ogni cosa. Lo si raggiunge ricordando il Nome, con la grazia del guru.
Dentro la tradizione Accanto al Khalsa, la comunità degli iniziati, esistono gruppi con pratiche diverse; il dibattito moderno riguarda soprattutto l'identità e i confini con l'induismo.
«Uno, l'Essere; vero è il Nome; il Creatore; senza paura, senza odio; forma senza tempo; non nato; esistente da sé; si conosce per grazia del guru.»
Mūl Mantar, Guru Granth Sahib, p. 1 Guru Granth Sahib
Le tradizioni dell'Asia orientale
Confucianesimo 儒家 rújiā
Il Cielo, 天, è una realtà morale più che una persona: dà il mandato, ma «non parla». Confucio venera il Cielo e gli antenati, e insieme tiene a distanza ciò che non si può sapere.
Dentro la tradizione Nella Cina antica il Signore dell'alto, 上帝, era una divinità personale; i neoconfuciani dei Song pensano un principio, 理. Se il confucianesimo sia una religione è discusso dal Seicento, dalla controversia dei riti.
«Il Maestro non parlava di prodigi, di forza, di disordini, di spiriti.»
Lunyu 7.21 Lunyu
Taoismo 道教 dàojiào
Nel taoismo filosofico il Dao non è un dio: è l'origine senza nome di tutte le cose. Nel taoismo religioso, dagli Han in poi, accanto al Dao ci sono dèi, immortali e una gerarchia celeste, con al vertice i Tre Puri.
Dentro la tradizione La scuola dell'Unità ortodossa, 正一, ha sacerdoti sposati e riti per le comunità; quella della Perfezione completa, 全真, monaci celibi e alchimia interiore. Laozi stesso diventa un dio, il Venerabile Signore.
«Il Dao genera l'uno, l'uno genera il due, il due genera il tre, il tre genera le diecimila cose.»
Daodejing 42 Laozi
Shintō 神道 shintō
Ci sono i kami: dèi, antenati, forze della natura, luoghi e persone straordinari. Non c'è un creatore unico né un dogma: c'è il rispetto per ciò che suscita stupore e timore.
Dentro la tradizione Lo shintō dei santuari, quello delle case e delle feste, le nuove religioni nate dall'Ottocento; e la memoria dello Shintō di Stato, abolito nel 1945, che resta una questione politica.
«Si chiama kami tutto ciò che è fuori dal comune, possiede una virtù eccellente e incute timore.»
Motoori Norinaga, Kojiki-den Motoori Norinaga, Kojiki-den
Religione popolare cinese 民间信仰 mínjiān xìnyǎng
Un pantheon aperto: il Cielo, gli antenati, il dio del focolare e quello del suolo, divinità locali come Mazu, eroi divinizzati come Guan Yu. Gli dèi sono come funzionari di un impero celeste, e si onorano con offerte e richieste.
Dentro la tradizione Cambia da villaggio a villaggio e mescola elementi buddhisti, taoisti e confuciani; il sociologo C. K. Yang la definì una religione «diffusa», intrecciata alla famiglia e alla comunità più che organizzata in chiese.
Fonte: Yang 1961
Tra le tradizioni. Le tradizioni abramitiche e il sikhismo pensano un Dio unico e personale; l'induismo va dal politeismo all'assoluto impersonale; buddhismo e giainismo fanno a meno di un creatore; le tradizioni cinesi e giapponesi parlano di un Cielo, di un principio o di molti kami. Il confine non passa fra «chi crede» e «chi non crede», ma fra modi diversi di pensare l'assoluto: come qualcuno, come qualcosa, o come una via.
Dentro le tradizioni. Ogni tradizione contiene quasi tutto lo spettro: la teologia negativa di Maimonide e quella di Dionigi, l'Advaita e la bhakti, il Buddha maestro e i buddha celesti, il Cielo morale di Confucio e il Signore dell'alto dei Shang. Le differenze interne sono spesso più grandi di quelle fra tradizioni vicine.
Il cosmo
Il mondo ha avuto un inizio? È creato, eterno, ciclico? E che posto vi ha l'essere umano?
Le tradizioni abramitiche
Ebraismo Yahadut
Il mondo è creato da Dio, ha un inizio e una storia orientata. La creazione è buona, e l'uomo ne è il custode.
Dentro la tradizione La Qabbalah immagina la creazione come una contrazione di Dio, tzimtzum, per lasciare spazio al mondo; molti ebrei di oggi leggono la Genesi come racconto teologico, non come cronaca.
«In principio Dio creò il cielo e la terra.»
Genesi 1, 1 Bibbia ebraica
Cristianesimo Christianismós
Creazione dal nulla e una storia lineare: creazione, caduta, redenzione, compimento. Il cosmo è ordinato dal Logos, la Parola.
Dentro la tradizione Dal creazionismo letterale di alcuni gruppi evangelici all'accettazione piena dell'evoluzione e del Big Bang, che fu proposto nel 1927 da un sacerdote cattolico, Georges Lemaître.
«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.»
Giovanni 1, 1 Nuovo Testamento
Islam al-Islām
Dio crea con una parola, e il cosmo è pieno di «segni», āyāt, che rimandano al creatore. La storia finirà con il giudizio.
Dentro la tradizione I teologi ash'ariti vedono Dio ricreare il mondo istante per istante; filosofi come Avicenna pensavano un'emanazione eterna, che al-Ghazālī criticò duramente.
«Quando decide una cosa, le dice soltanto: «Sii!», ed essa è.»
Corano 2, 117 Corano
Fede bahá'í Bahā'
La creazione non ha inizio né fine: Dio crea da sempre, perché un creatore senza creature non sarebbe un creatore. Il cosmo evolve, e scienza e religione devono concordare.
Dentro la tradizione L'accordo fra scienza e religione è un principio esplicito della fede; il modo di leggere le singole affermazioni cosmologiche degli scritti è oggetto di interpretazione.
Fonte: 'Abdu'l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d'Acri, cap. 47 'Abdu'l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d'Acri
Le tradizioni nate in India
Induismo sanātana dharma
Un tempo ciclico immenso: i mondi nascono e si dissolvono in cicli, i kalpa; un giorno di Brahmā dura 4,32 miliardi di anni. Uno degli inni più antichi si chiede se perfino chi veglia sul mondo sappia da dove venga.
Dentro la tradizione Per alcune scuole il mondo è la manifestazione reale di Dio; per l'Advaita è māyā, apparenza; per il Sāṃkhya nasce dall'incontro di coscienza e materia.
«Da dove è sorta questa creazione, se si sia fatta da sé o no, colui che la sorveglia dal cielo più alto lo sa; o forse non lo sa.»
Ṛgveda 10, 129, 7 Ṛgveda 10.129
Buddhismo Buddhadharma
Il ciclo delle rinascite non ha un inizio conoscibile; i mondi sorgono e svaniscono secondo cause e condizioni. Il Buddha non rispose alle domande sull'eternità o sulla fine del mondo: non portano alla liberazione.
Dentro la tradizione La cosmologia tradizionale ha regni, cieli e inferni, che molti buddhisti di oggi leggono come una mappa della mente; la dottrina della vacuità nega che le cose esistano in modo indipendente.
Giainismo Jaina dharma
L'universo, loka, è eterno e increato, retto dalle sue leggi; ha la forma di un uomo in piedi, e le anime liberate risiedono alla sua sommità. Nel IX secolo il monaco Jinasena chiedeva a chi crede in un creatore: dove stava, prima di creare?
Dentro la tradizione Le due correnti condividono la cosmologia; cambiano i dettagli delle ere, che salgono e scendono come i raggi di una ruota.
Fonte: Jinasena, Mahāpurāṇa, cap. 4 Jinasena, Mahāpurāṇa
Sikhismo Sikhī
Il mondo è creazione di Dio e manifestazione della sua volontà, il comando, hukam. Prima della creazione, per ere innumerevoli, c'era solo un'oscurità indistinta, e Dio solo.
Dentro la tradizione La cosmologia è detta in poesia, non in dottrina sistematica; i commentatori moderni la accostano volentieri alla cosmologia scientifica.
«Per ere innumerevoli ci fu soltanto oscurità indistinta: non c'erano né terra né cielo, c'era solo il comando infinito.»
Gurū Nānak, Mārū Solhe, Guru Granth Sahib, p. 1035 Guru Granth Sahib
Le tradizioni dell'Asia orientale
Confucianesimo 儒家 rújiā
Il cosmo è un tutto ordinato in cui cielo, terra e uomo formano una triade. Per i neoconfuciani tutto è fatto di soffio, 气, e retto da un principio, 理.
Dentro la tradizione Zhang Zai fa del cielo e della terra i genitori di ogni uomo; Zhu Xi distingue il principio dal soffio; Wang Yangming riporta il principio nella mente.
«Il Cielo lo chiamo padre e la Terra la chiamo madre; e io, così piccolo, sto in mezzo a loro.»
Zhang Zai, Iscrizione occidentale Zhang Zai, Zhengmeng
Taoismo 道教 dàojiào
Il mondo nasce dal Dao per differenziazione, dall'indistinto all'uno, al due, al tre, alle diecimila cose. Tutto si trasforma, e ritorna.
Dentro la tradizione La cosmologia religiosa aggiunge cieli, divinità stellari e cicli cosmici; l'alchimia interiore rifà nel corpo il cammino dal molteplice all'uno.
«C'è qualcosa di indistinto, nato prima del cielo e della terra. […] Non ne conosco il nome: lo chiamo Dao.»
Daodejing 25 Laozi
Shintō 神道 shintō
Il Kojiki, del 712, racconta il cielo e la terra che si separano dal caos, e le divinità Izanagi e Izanami che formano le isole del Giappone. È un racconto delle origini, non un dogma.
Dentro la tradizione Dalla lettura mitologica a quella nazionalista dell'era Meiji, fino alla lettura ecologica di oggi, che vede nei boschi dei santuari una cura per la natura.
Fonte: Kojiki Kojiki
Religione popolare cinese 民间信仰 mínjiān xìnyǎng
Il mito di Pangu, attestato dal III secolo d.C., racconta un gigante nato dall'uovo cosmico: separò il cielo dalla terra, e dal suo corpo nacquero monti, fiumi, il sole e la luna. Il cosmo è anche uno spazio pratico, da leggere con il fengshui.
Dentro la tradizione Le credenze variano molto. In Cina, secondo indagini del 2018, quasi metà degli adulti crede nel fengshui, ma solo uno su dieci dichiara di appartenere a una religione.
Tra le tradizioni. Due grandi immagini del tempo si dividono il campo: la linea, con un inizio e una fine, nelle tradizioni abramitiche; il ciclo, senza inizio conoscibile, in quelle indiane. Le tradizioni cinesi pensano piuttosto una generazione continua, dal Dao o dal soffio. Nessuna di queste immagini è una teoria fisica, e nessuna, da sola, è incompatibile con la cosmologia di oggi: l'universo ha circa 13,8 miliardi di anni.Planck 2020
Dentro le tradizioni. In ogni tradizione convivono letture letterali e letture simboliche dei racconti delle origini. Fra i cristiani c'è chi rifiuta l'evoluzione e chi, come Lemaître, ha contribuito a fondare la cosmologia moderna; fra i buddhisti chi legge i cieli come luoghi e chi come stati della mente.
Il cosmo e la cosmologia
Fatto: Nel 1927 un sacerdote e fisico belga, Georges Lemaître, propose che l'universo si stesse espandendo, e qualche anno dopo che fosse nato da un «atomo primitivo»: è l'origine della teoria del Big Bang.nota 23 Le misure del satellite Planck danno all'universo un'età di circa 13,8 miliardi di anni.nota 24
Consenso: Nessuno dei racconti delle origini delle dodici tradizioni è una teoria fisica, e quasi tutte le tradizioni contengono correnti che li leggono come racconti di senso, non come cronache. Il conflitto fra religione e cosmologia nasce soprattutto quando un testo viene letto come una descrizione scientifica.
Ipotesi: C'è però un punto in cui la cosmologia e le tradizioni si toccano: nessuno guarda il cosmo da fuori. Lo diceva l'inno vedico in epigrafe, che lascia aperta perfino la conoscenza del creatore; lo ripete, con altri strumenti, la sezione Non ancora compiuto.
Mettiti alla prova 3 domande
Che cosa vuol dire neti neti nelle Upaniṣad?
Mostra la risposta
«Non così, non così»: il brahman si indica negando. È la via negativa indiana, parallela a quella di Maimonide e di Dionigi.
Quale tradizione, fra queste, non ammette un Dio creatore?
Mostra la risposta
Il giainismo. Per i giainisti l'universo è eterno e increato; i maestri liberati sono modelli, non dèi creatori.
Che cosa spiegano le scienze cognitive delle religioni?
Mostra la risposta
Perché le idee religiose sono facili da pensare e da trasmettere. Spiegare l'origine di una credenza non dice se sia vera: confonderlo è l'errore genetico, in un senso o nell'altro.
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Per andare a fondo
- Libro
Stephen Prothero, God Is Not One, HarperOne, 2010. Otto religioni, otto problemi diversi: contro l'idea che dicano tutte la stessa cosa.
- Libro
Rudolf Otto, Il sacro, SE, 2009. Il classico sul timore e il fascino del divino.
- Libro
Pascal Boyer, Religion Explained, Basic Books, 2001. Le scienze cognitive davanti agli dèi, agli spiriti e ai riti.
Note
- Ṛgveda 10.129. Il Nāsadīya sūkta, l'«inno del non essere».
- Prothero 2010.
- Pew Research Center 2025.
- Pew Research Center 2023. Dati della China General Social Survey 2018 e della China Family Panel Studies 2016 e 2018.
- Maimonide, Guida I.58.
- Dionigi, Teologia mistica.
- Upaniṣad. Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad 2, 3, 6.
- Laozi. Capitolo 1.
- Guru Granth Sahib. Il Mūl Mantar, all'inizio del Guru Granth Sahib, si apre con ੧ੴ, ik oankār.
- Anselmo, Proslogion.
- Tommaso, Summa I q. 2.
- Udayana, Nyāyakusumāñjali.
- Jinasena, Mahāpurāṇa.
- Kant 1781.
- Barrett 2000.
- Kelemen 2004.
- Boyer 2001.
- Otto 1917.
- James 1902.
- Keltner e Haidt 2003.
- Motoori Norinaga, Kojiki-den.
- Yang 1961.
- Lemaître 1927.
- Planck 2020.
Bibliografia di questo capitolo 33 opere e fonti citate
Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.
Testi classici e documenti storici
- 'Abdu'l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d'Acri 'Abdu'l-Bahá. Mufávaḍát (Some Answered Questions), cap. 47, raccolte da Laura Clifford Barney, 1908.
- Anselmo, Proslogion Anselmo d'Aosta. Proslogion, capp. 2–4, 1077–1078.
- Bahá'u'lláh, Parole celate Bahá'u'lláh. Kalimát-i-Maknúnih (Le parole celate), parte araba, n. 4, 1858 circa. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Bibbia ebraica Torah, Nevi'im, Ketuvim, testo masoretico: Genesi 1, 1 e 1, 27; Esodo 3, 14; Deuteronomio 6, 4; Isaia 29, 13; Giobbe 38; Qohelet 1, 2. Ed. Biblia Hebraica Stuttgartensia, Stoccarda, Deutsche Bibelgesellschaft, 1977. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Corano al-Qur'ān, sure 1, 2 (vv. 117, 155, 256), 30 (v. 30), 50 (v. 16), 112. Edizione standard del Cairo, 1924. Trad. it. di Alberto Ventura e altri, Il Corano, Milano, Mondadori, 2010. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Dionigi, Teologia mistica Pseudo-Dionigi l'Areopagita. De mystica theologia, V–VI secolo.
- Guru Granth Sahib Srī Gurū Granth Sāhib, Mūl Mantar (p. 1) e Mārū Solhe di Gurū Nānak (p. 1035), 1604; ed. definitiva 1708. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Jinasena, Mahāpurāṇa Jinasena. Mahāpurāṇa (Ādipurāṇa), cap. 4, IX secolo.
- Kant 1781 Kant, Immanuel. Kritik der reinen Vernunft, Riga, Hartknoch, 1781; 2ª ed. 1787. Dialettica trascendentale, libro II, cap. 3.
- Kojiki Kojiki 古事記 [Cronache di antichi eventi], 712. Trad. it. Kojiki. Racconti di antichi eventi, a cura di Paolo Villani, Venezia, Marsilio, 2006.
- Laozi Laozi 老子 (Daodejing 道德经), testo di Wang Bi 王弼. Lou Yulie 楼宇烈 (a cura di), Wang Bi ji jiaoshi 王弼集校释, Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Lunyu Lunyu 论语 [I dialoghi di Confucio], in particolare 7.21, 11.12 e 15.24. Ed. Yang Bojun 杨伯峻, Lunyu yizhu 论语译注, Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Maimonide, Guida I.58 Mosè Maimonide. Dalālat al-ḥā'irīn (Guida dei perplessi), I, 58, 1190 circa. Trad. it. a cura di Mauro Zonta, Torino, UTET, 2003.
- Motoori Norinaga, Kojiki-den Motoori Norinaga 本居宣長. Kojiki-den 古事記伝 [Commento al Kojiki], libro 3, 1790–1822.
- Nuovo Testamento Novum Testamentum Graece: Matteo 7, 12 e 15, 8; Giovanni 1, 1; Prima lettera di Giovanni 4, 8. Ed. Nestle-Aland, 28ª ed., Stoccarda, Deutsche Bibelgesellschaft, 2012.
- Ṛgveda 10.129 Ṛgveda, maṇḍala 10, inno 129 (Nāsadīya sūkta), II millennio a.C.
- Tommaso, Summa I q. 2 Tommaso d'Aquino. Summa Theologiae, I, q. 2, a. 3, 1265–1274.
- Udayana, Nyāyakusumāñjali Udayana. Nyāyakusumāñjali, X–XI secolo.
- Upaniṣad Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad 2, 3, 6 e Chāndogya Upaniṣad 6, 8, 7, I millennio a.C. Trad. it. Upaniṣad, a cura di Raphael, Milano, Bompiani, 2010.
- Xu Zheng, Sanwu liji Xu Zheng 徐整. Sanwu liji 三五历纪 [Cronache dei Tre sovrani e dei Cinque imperatori], III secolo, citato in Yiwen leiju 艺文类聚, juan 1.
- Zhang Zai, Zhengmeng Zhang Zai 张载. Zhengmeng 正蒙 [Correggere gli ignoranti], cap. 17 «Qiancheng» 乾称, 1076 circa. In Zhang Zai ji 张载集, Pechino, Zhonghua shuju, 1978.
Studi
- Barrett 2000 Barrett, Justin L. 2000. «Exploring the Natural Foundations of Religion». Trends in Cognitive Sciences 4 (1): 29–34. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Boyer 2001 Boyer, Pascal. 2001. Religion Explained: The Evolutionary Origins of Religious Thought. New York, Basic Books.
- James 1902 James, William. 1902. The Varieties of Religious Experience. New York, Longmans, Green. Trad. it. Le varie forme dell'esperienza religiosa, Brescia, Morcelliana, 1998.
- Kelemen 2004 Kelemen, Deborah. 2004. «Are Children “Intuitive Theists”? Reasoning about Purpose and Design in Nature». Psychological Science 15 (5): 295–301. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Keltner e Haidt 2003 Keltner, Dacher, e Jonathan Haidt. 2003. «Approaching Awe, a Moral, Spiritual, and Aesthetic Emotion». Cognition and Emotion 17 (2): 297–314. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Lemaître 1927 Lemaître, Georges. 1927. «Un univers homogène de masse constante et de rayon croissant rendant compte de la vitesse radiale des nébuleuses extra-galactiques». Annales de la Société scientifique de Bruxelles A47: 49–59.
- Otto 1917 Otto, Rudolf. 1917. Das Heilige. Breslavia, Trewendt & Granier. Trad. it. Il sacro, Milano, SE, 2009.
- Planck 2020 Planck Collaboration. 2020. «Planck 2018 Results. VI. Cosmological Parameters». Astronomy & Astrophysics 641: A6. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Prothero 2010 Prothero, Stephen. 2010. God Is Not One: The Eight Rival Religions That Run the World. New York, HarperOne.
- Yang 1961 Yang, C. K. (Yang Qingkun 杨庆堃). 1961. Religion in Chinese Society: A Study of Contemporary Social Functions of Religion and Some of Their Historical Factors. Berkeley, University of California Press.
Dati, rapporti e documenti ufficiali
- Pew Research Center 2023 Pew Research Center. 2023. Measuring Religion in China. Washington, 30 agosto 2023 (dati CGSS 2018, CFPS 2016 e 2018). Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
- Pew Research Center 2025 Pew Research Center. 2025. How the Global Religious Landscape Changed From 2010 to 2020. Washington, 9 giugno 2025. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
Testi di Simon Luo Wei, su studi pubblicati, fonti primarie e indagini ufficiali. I testi sacri e i classici sono tradotti dalle edizioni indicate in bibliografia; le tradizioni sono descritte, non giudicate. Ottobre 2026.
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