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Filosofia, fisica, Cina e Italia · Capitolo 2 di 4

道 dào Heidegger e il Dao

Heidegger e il Dao

Perché il filosofo più discusso del Novecento lesse Laozi e Zhuangzi, e che cosa ne fece?

Una sera d'ottobre del 1930, a Brema, Martin Heidegger chiese un libro: le storie di Zhuangzi. Lesse ad alta voce quella dei pesci nel fiume Hao. Da lì comincia una storia di letture, di una traduzione mai finita e di parole prese in prestito. Dice molto su Heidegger, qualcosa sul Dao, e moltissimo su come si costruisce un ponte fra due pensieri.

In breve

  1. I contatti di Heidegger con il pensiero cinese sono documentati: la lettura di Zhuangzi a Brema (1930), le citazioni di Laozi dal 1943, una traduzione del Daodejing tentata con Paul Hsiao nel 1946.
  2. Il vaso di Laozi e la brocca di Heidegger dicono la stessa cosa: l'essenza del recipiente è il vuoto che accoglie.
  3. Quanto il Dao abbia plasmato Heidegger è discusso: per alcuni è una fonte nascosta, per altri un'eco. Heidegger stesso disse che la svolta doveva venire dall'Europa.
  4. Il ponte non purifica il pensatore: il filosofo che ascoltava Laozi è lo stesso dei Quaderni neri.
  5. La storia dei pesci di Zhuangzi insegna che si conosce sempre da un luogo, «sopra il fiume Hao». È l'obiezione più antica, e la più bella, all'occhio di Dio.

道可道,非常道。名可名,非常名。 Il Dao che si può dire non è il Dao costante; il nome che si può nominare non è il nome costante.

Daodejing, capitolo 1nota 1

Quanto è certo ciò che leggiOgni passo porta il suo grado. Tocca un grado per trovarlo nel testo.

La sera di Brema

Fatto: Il 9 ottobre 1930 Heidegger tiene a Brema la conferenza Sull'essenza della verità. La sera, in casa di amici, chiede che gli portino i Discorsi e parabole di Zhuangzi nella traduzione tedesca di Martin Buber, e legge ad alta voce la storia dei pesci del fiume Hao. La scena è ricostruita dalle memorie di Heinrich Wiegand Petzet, che era presente.nota 2

La storia è breve. Zhuangzi e il logico Huizi passeggiano su un ponte sopra il fiume Hao. «Guarda come nuotano tranquilli i pesci», dice Zhuangzi: «questa è la felicità dei pesci». «Tu non sei un pesce», ribatte Huizi: «come fai a sapere che cosa rende felici i pesci?». «Tu non sei me: come fai a sapere che non lo so?». Huizi incalza: io non sono te e non so che cosa sai tu; tu non sei un pesce, dunque non sai. E Zhuangzi: «Torniamo all'inizio. Mi hai chiesto come faccio a saperlo: dunque sapevi già che lo so. Lo so da qui, sopra il fiume Hao».nota 3

Nel cinese

我知之濠上也

wǒ zhī zhī háo shàng yě · lo so da qui, sopra il fiume Hao

L'ultima frase della disputa è una delle più discusse della filosofia cinese. Si può leggerla come un gioco di parole, perché 安 vuol dire sia «come» sia «da dove». Ma si può leggerla anche come una tesi: ogni conoscenza viene da un luogo, e chi conosce non è mai fuori dal mondo che conosce.

Ipotesi: Che Heidegger abbia scelto proprio questa storia, la sera in cui parlava della verità, non sembra un caso. La disputa del fiume Hao è forse l'obiezione più antica, e la più elegante, all'occhio di Dio: non c'è un punto da cui sapere senza essere da qualche parte.

Il vuoto della brocca

Fatto: L'undicesimo capitolo del Daodejing è un'architettura di vuoti. «Trenta raggi convergono in un mozzo: è nel suo vuoto che sta l'uso del carro. Si impasta l'argilla per farne un vaso: è nel suo vuoto che sta l'uso del vaso. Si aprono porte e finestre per fare una stanza: è nel suo vuoto che sta l'uso della stanza. Così ciò che c'è dà il vantaggio, ciò che non c'è dà l'uso.»nota 1

Fatto: Nel 1949, in una delle conferenze di Brema poi raccolte in Vorträge und Aufsätze, Heidegger si chiede che cosa sia una cosa, e prende una brocca. La sua risposta: ciò che fa della brocca un recipiente non sono le pareti né il fondo, ma il vuoto che esse racchiudono. La brocca «prende» nel suo vuoto e «dona» versando; e nel dono si raccolgono la terra e il cielo, i mortali e i divini.nota 4

Dibattito: Heidegger conosceva quel capitolo? Lo citò, per quanto si sa, già nel 1943, nel saggio L'unicità del poeta. Reinhard May ha sostenuto che il pensiero cinese e giapponese sia una «fonte nascosta» di molte idee di Heidegger, che le avrebbe riformulate senza dichiararle.nota 5 Graham Parkes, che ha tradotto May, ritiene la brocca «probabilmente influenzata» dal vaso di Laozi; altri studiosi vedono soltanto una risonanza fra pensieri indipendenti.nota 6

Tradurre Laozi, nel 1946

Fatto: Nel maggio 1945, mentre la guerra finisce, Heidegger scrive un dialogo immaginario, Conversazione serale in un campo di prigionia, che si chiude con una storia di Zhuangzi sull'utilità di ciò che è inutile. Nell'estate del 1946, sospeso dall'insegnamento, lavora con lo studioso cinese Paul Shih-yi Hsiao, 萧师毅, a una traduzione tedesca di alcuni capitoli del Daodejing. Il lavoro si interrompe dopo pochi capitoli.nota 7

Fatto: Il Dao torna, esplicito, nel 1957–58, in L'essenza del linguaggio. Heidegger nota che la parola guida del pensiero di Laozi, 道, significa propriamente «via». E aggiunge: «Forse nella parola “via”, Tao, si nasconde il mistero di tutti i misteri del dire pensante».nota 8 Nello stesso anno, in Princìpi del pensiero, cita il capitolo 28: «conosci il tuo bianco, custodisci il tuo nero», 知其白,守其黑.

Ipotesi: «Il mistero di tutti i misteri» suona come un'eco del primo capitolo del Daodejing: 玄之又玄,众妙之门, «mistero del mistero, porta di tutte le meraviglie». Se l'eco sia voluta, nessun documento lo dice.

Che cosa prese, e che cosa lasciò

Ipotesi: Da Laozi Heidegger sembra aver preso quattro cose. Il Dao come via che apre vie, un movimento che lascia apparire le cose, non un concetto. Il vuoto come ciò che lascia essere una cosa ciò che è. La Gelassenheit, l'«abbandono» o il «lasciar essere» del discorso del 1955, vicina al 无为, l'agire senza forzare.nota 9 E il «passo indietro», der Schritt zurück, che somiglia al 反: non tornare al punto di partenza, ma risalire a ciò che la metafisica non ha mai pensato.

Fatto: Ma Heidegger stesso mise un limite. Nell'intervista allo Spiegel del 1966, pubblicata dopo la sua morte nel 1976, disse che la svolta del pensiero non poteva venire dall'adozione dello zen o di altre esperienze orientali del mondo: doveva prepararsi nello stesso luogo in cui era nato il mondo tecnico moderno, riappropriandosi della tradizione europea.nota 10

Consenso: Dire che Heidegger fosse «un taoista» è dunque un'esagerazione. Più esatto dire che usò una luce venuta dall'Oriente per illuminare una strada occidentale: la sua.

Le ombre

Fatto: Il filosofo che leggeva Zhuangzi a Brema era iscritto al partito nazionalsocialista dal 1933 e fu rettore dell'Università di Friburgo nel 1933–34. I Quaderni neri, pubblicati dal 2014, contengono passi apertamente antisemiti.nota 11

Ipotesi: Ricordarlo qui non serve a sbrigare la questione con un giudizio, ma a evitare un'illusione: un ponte fra due pensieri non rende più puro chi lo attraversa. Laozi non ha bisogno di Heidegger per essere profondo, e Heidegger non diventa innocente perché ha letto Laozi.

Il ritorno in Cina

Fatto: La storia ha un ultimo giro. Negli anni Trenta il filosofo cinese Xiong Wei, 熊伟, seguì a Friburgo le lezioni di Heidegger, e ne divenne uno dei primi interpreti in Cina. Nel 1987 Chen Jiaying e Wang Qingjie pubblicarono a Pechino la traduzione cinese di Essere e tempo, 存在与时间.nota 12

Consenso: Negli anni Ottanta Heidegger fu uno dei nomi più letti e discussi del dibattito intellettuale cinese. Il pensatore che aveva cercato nel Dao una via fuori dalla metafisica tornava in Cina come maestro della filosofia europea: un piccolo 反, un ritorno, anche questo.

Ipotesi: Ciò che resta, alla fine, non è un'identità fra Heidegger e il Dao, ma un metodo: ascoltare un altro pensiero senza annetterlo, e sapere sempre da quale ponte lo si sta guardando.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Quale storia di Zhuangzi lesse Heidegger a Brema nel 1930?

    Mostra la risposta

    I pesci del fiume Hao. Dopo la conferenza sull'essenza della verità, Heidegger lesse la disputa fra Zhuangzi e Huizi sulla felicità dei pesci.

  2. Che cosa hanno in comune il capitolo 11 del Daodejing e la brocca di Heidegger?

    Mostra la risposta

    L'idea che il recipiente sia tale grazie al vuoto che accoglie. Per Laozi l'uso del vaso sta nel suo vuoto; per Heidegger la brocca «prende» e «dona» grazie al vuoto racchiuso dalle pareti.

  3. Che cosa disse Heidegger, nell'intervista allo Spiegel, del pensiero orientale?

    Mostra la risposta

    Che la svolta non poteva venire dall'adozione di esperienze orientali, ma dalla tradizione europea. Per Heidegger il cambiamento doveva prepararsi nel luogo dove era nato il mondo tecnico, riappropriandosi della tradizione europea.

Per andare a fondo

  • Libro

    Reinhard May, Heidegger's Hidden Sources: East Asian Influences on His Work (si apre in una nuova scheda), Routledge, 1996. La tesi più forte sull'influenza dell'Asia orientale, con la postfazione di Graham Parkes.

  • Libro

    Graham Parkes (a cura di), Heidegger and Asian Thought, University of Hawaii Press, 1987. Il volume che ha aperto il dibattito, con i contributi di studiosi europei e asiatici.

  • Libro

    Martin Heidegger, In cammino verso il linguaggio, Mursia, 1973. Il libro in cui Heidegger nomina il Tao come «via».

Note

  1. Laozi. Capitoli 1 e 11.
  2. Petzet 1983. La ricostruzione della serata, con il nome dei padroni di casa e l'edizione di Buber del 1921, è in Parkes, Thoughts on the Way.
  3. Zhuangzi. Capitolo 17, «Qiushui» 秋水.
  4. Heidegger, «Das Ding». La conferenza fu tenuta a Brema nel 1949 e a Monaco nel 1950.
  5. May 1996.
  6. Parkes 1987. L'osservazione sulla brocca è in Parkes, Thoughts on the Way.
  7. Hsiao 1977. Sulla Conversazione serale (8 maggio 1945) e sul saggio del 1943, vedi Parkes 1987 e May 1996.
  8. Heidegger 1959. Nella traduzione inglese la frase è a p. 92; la traduzione italiana qui è di Simon Luo Wei.
  9. Heidegger, Gelassenheit.
  10. Heidegger 1976. L'intervista fu registrata il 23 settembre 1966 e pubblicata il 31 maggio 1976, cinque giorni dopo la morte di Heidegger.
  11. Heidegger, Quaderni neri.
  12. Heidegger 1927. La traduzione cinese di Chen Jiaying e Wang Qingjie è indicata nella stessa voce.
Bibliografia di questo capitolo 13 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.

Testi classici e documenti storici

  • Laozi Laozi 老子 (Daodejing 道德经), testo di Wang Bi 王弼. Lou Yulie 楼宇烈 (a cura di), Wang Bi ji jiaoshi 王弼集校释, Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Zhuangzi Zhuangzi 庄子, capp. 2 «Qiwu lun» 齐物论, 4 «Renjian shi» 人间世, 17 «Qiushui» 秋水, 18 «Zhile» 至乐. Ed. Guo Qingfan 郭庆藩, Zhuangzi jishi 庄子集释, Pechino, Zhonghua shuju, 1961. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)

Studi

  • Heidegger 1927 Heidegger, Martin. 1927. Sein und Zeit. Halle, Niemeyer. Trad. it. Essere e tempo, a cura di Franco Volpi, Milano, Longanesi, 2005. Trad. cin. Cunzai yu shijian 存在与时间, Chen Jiaying 陈嘉映 e Wang Qingjie 王庆节, Pechino, Sanlian, 1987.
  • Heidegger 1959 Heidegger, Martin. 1959. «Das Wesen der Sprache», in Unterwegs zur Sprache. Pfullingen, Neske. Trad. ingl. On the Way to Language, New York, Harper & Row, 1971, p. 92. Trad. it. In cammino verso il linguaggio, Milano, Mursia, 1973.
  • Heidegger 1976 Heidegger, Martin. 1976. «Nur noch ein Gott kann uns retten», intervista a Rudolf Augstein e Georg Wolff, 23 settembre 1966. Der Spiegel, 31 maggio 1976. Trad. it. Ormai solo un dio ci può salvare, Parma, Guanda, 1987.
  • Heidegger, «Das Ding» Heidegger, Martin. 1954. «Das Ding» (conferenza del 1949–50), in Vorträge und Aufsätze, Pfullingen, Neske. Trad. it. «La cosa», in Saggi e discorsi, a cura di Gianni Vattimo, Milano, Mursia, 1976.
  • Heidegger, Gelassenheit Heidegger, Martin. 1959. Gelassenheit. Pfullingen, Neske (discorso del 30 ottobre 1955 a Meßkirch). Trad. it. L'abbandono, Genova, il melangolo, 1983.
  • Heidegger, Quaderni neri Heidegger, Martin. 2014. Überlegungen II–XV (Schwarze Hefte 1931–1941). Gesamtausgabe 94–96, a cura di Peter Trawny. Francoforte, Klostermann. Trad. it. Quaderni neri, Milano, Bompiani, 2015–2016.
  • Hsiao 1977 Hsiao, Paul Shih-yi (Xiao Shiyi 萧师毅). 1977. «Wir trafen uns am Holzmarktplatz», in Günther Neske (a cura di), Erinnerung an Martin Heidegger. Pfullingen, Neske.
  • May 1996 May, Reinhard. 1996. Heidegger's Hidden Sources: East Asian Influences on His Work. Trad. di Graham Parkes. Londra, Routledge (ed. or. Ex oriente lux, Stoccarda, Steiner, 1989). Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Parkes 1987 Parkes, Graham (a cura di). 1987. Heidegger and Asian Thought. Honolulu, University of Hawaii Press.
  • Parkes, Thoughts on the Way Parkes, Graham. «Thoughts on the Way». Saggio pubblicato sul sito dell'autore, con la ricostruzione, dalle memorie di Petzet, della sera di Brema del 9 ottobre 1930. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Petzet 1983 Petzet, Heinrich Wiegand. 1983. Auf einen Stern zugehen. Begegnungen und Gespräche mit Martin Heidegger 1929–1976. Francoforte, Societäts-Verlag.

Testi di Simon Luo Wei, su fonti primarie e studi pubblicati. Le citazioni sono confrontate con le edizioni indicate in bibliografia; le traduzioni dal cinese classico, dal latino, dal tedesco e dal francese, dove non è indicato altro, sono sue. Ottobre 2026.

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