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Intelligenza artigianaleCinese online con Simon Luo Wei

Filosofia, fisica, Cina e Italia · Capitolo 1 di 4

时 shí Il tempo

Il tempo che non si chiude

Il tempo cinese è un cerchio e quello europeo una freccia? E se non fosse né l'uno né l'altra?

Si ripete spesso che la Cina pensa il tempo come un cerchio e l'Europa come una freccia. È un luogo comune elegante, e quasi del tutto sbagliato. In Cina come in Italia il tempo è un intreccio: cicli del cosmo, cronache che avanzano anno dopo anno, promesse di compimento. E la fisica, che sembrava aver chiuso la questione con le sue equazioni, la riapre.

In breve

  1. Nessuna grande cultura ha un'idea sola del tempo: in Cina come in Europa convivono cicli cosmici, linee della storia e attese di compimento.
  2. La Cina antica conosce il ritorno, 反 e 复, ma anche la cronaca anno per anno; l'Europa conosce la freccia cristiana, ma anche il cerchio di Polibio, di Machiavelli e di Vico.
  3. L'occhio che vede tutto il tempo insieme ha avuto due nomi: l'eternità di Boezio e il demone di Laplace. Il primo non costringe, il secondo è stato smentito dal caos e dai quanti.
  4. Le leggi fondamentali della fisica sono quasi tutte simmetriche nel tempo: la freccia viene dall'entropia e da un passato molto ordinato, e perché il passato fosse così resta una domanda aperta.
  5. Il Libro dei mutamenti finisce con 未济, «non ancora compiuto»: non un cerchio che si chiude, ma una spirale che resta aperta.

Quid est ergo tempus? Si nemo ex me quaerat, scio; si quaerenti explicare velim, nescio. Che cos'è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.

Agostino, Confessioni, XI, 14, 17nota 1

Quanto è certo ciò che leggiOgni passo porta il suo grado. Tocca un grado per trovarlo nel testo.

Tre fili, non un cerchio

Chi cerca il «tempo cinese» trova prima di tutto il ritorno. Il Daodejing lo dice in tre immagini che non si dimenticano. Il Dao «circola senza fermarsi», 周行而不殆; «il ritorno è il movimento del Dao», 反者道之动; e le diecimila cose, dopo essere fiorite, «tornano ciascuna alla sua radice», 夫物芸芸,各复归其根.nota 2

Fatto: Su questo ritorno cosmico i pensatori dei secoli successivi hanno costruito vere e proprie macchine del tempo. Zou Yan, nel III secolo a.C., fa succedere le dinastie secondo il ciclo delle cinque fasi; Dong Zhongshu, nel II, secondo tre «sequenze» che si alternano. Shao Yong, nell'XI secolo, calcola il grande anno del cosmo: un 元 di 129.600 anni, diviso in dodici epoche come un anno in dodici mesi.nota 3

Fatto: Ma accanto al cerchio corre una linea. La Cina ha la più lunga tradizione ininterrotta di storiografia del mondo: gli Annali registrano i fatti anno per anno, e Sima Qian, verso il 90 a.C., si propone di «indagare i confini fra il cielo e l'uomo, e comprendere i mutamenti dall'antichità a oggi», 究天人之际,通古今之变.nota 4 Nel 1965 Joseph Needham dedicò una conferenza intera a smontare il pregiudizio del «tempo circolare cinese»: la coscienza storica cinese, scrisse, è lineare almeno quanto quella europea.nota 5

Fatto: E c'è un terzo filo, che sale. La scuola del Gongyang divide la storia in tre età, dal disordine alla «pace crescente» fino alla «grande pace», 据乱、升平、太平.nota 6 Alla fine dell'Ottocento Kang Youwei la trasformò in una filosofia del progresso, con cui leggere la Cina e il mondo moderno.

Fatto: Infine, un finale aperto. I sessantaquattro esagrammi del Libro dei mutamenti non terminano con la perfezione di 既济, «già compiuto», il sessantatreesimo, ma con 未济, «non ancora compiuto». La «Sequenza degli esagrammi» lo spiega così: «le cose non si possono esaurire, per questo segue Non ancora compiuto, e qui si finisce». E il commento all'esagramma della Durata, 恒, aggiunge: «dove c'è una fine, c'è un inizio», 终则有始也.nota 7

Ipotesi: Messi insieme, i tre fili non disegnano un cerchio. Il cerchio vale alla scala del cosmo, la linea alla scala delle vicende umane, la salita alla scala delle speranze. Intrecciati, fanno una spirale: torna la stagione, non torna l'anno.

Nel cinese

终则有始

zhōng zé yǒu shǐ · dove c'è una fine, c'è un inizio

Quattro caratteri dal commento all'esagramma 恒, la Durata. Nel Libro dei mutamenti durare non vuol dire restare fermi: vuol dire continuare a cambiare secondo una regola. La fine è il punto in cui una cosa diventa la condizione di un'altra.

Anche l'Italia gira in tondo

Fatto: Il cerchio, in Italia, arriva con un greco ostaggio a Roma. Polibio, nel II secolo a.C., descrive nel sesto libro delle Storie il ciclo delle costituzioni: monarchia, tirannide, aristocrazia, oligarchia, democrazia, governo della folla, e di nuovo da capo.nota 8

Fatto: La freccia arriva da Milano. Lì, nel 386, Agostino si converte; più tardi, nel dodicesimo libro della Città di Dio, combatte la dottrina dei cicli eterni con un argomento semplice e definitivo: Cristo è morto una volta sola, semel, per i peccati degli uomini, e non tornerà a morire in un altro giro del mondo.nota 9 È la radice teologica del tempo lineare europeo: una storia che va dalla creazione al giudizio, e non si ripete.

Fatto: Ma il cerchio rientra dalla porta principale. Nei Discorsi, Machiavelli riprende Polibio: «E questo è il cerchio nel quale girando tutte le republiche si sono governate e si governano». Subito dopo, però, aggiunge che «rade volte ritornano ne' governi medesimi».nota 10 Un cerchio in cui non si torna mai nello stesso punto: anche questo, a guardarlo bene, è una spirale.

Fatto: Due secoli più tardi, a Napoli, Giambattista Vico costruisce la Scienza nuova sui «corsi e ricorsi»: ogni nazione attraversa l'età degli dèi, degli eroi e degli uomini, e poi può ricadere in una nuova barbarie, da cui ricominciare.nota 11

Ipotesi: Il ricorso di Vico e il 复, il «ritorno», del Daodejing sono forse la coppia più vicina che le due tradizioni abbiano prodotto: un ritorno che non annulla la storia, ma le dà un ritmo.

Si dice«Il tempo cinese è circolare, quello occidentale è lineare.»

In realtàEntrambe le tradizioni intrecciano cicli e linee. La Cina ha cicli cosmici e dinastici, ma anche la più lunga cronaca ininterrotta del mondo; l'Europa ha la freccia cristiana, ma anche Polibio, Machiavelli e Vico. Joseph Needham lo mostrò già nel 1965.nota 5

L'occhio di Dio sul tempo

Fatto: Nel 524, in un carcere vicino a Pavia, Severino Boezio aspetta l'esecuzione e scrive la Consolazione della filosofia. Nell'ultimo libro affronta la domanda più dura: se Dio sa già che cosa farò, sono libero? La risposta sta in una definizione dell'eternità che il Medioevo ripeterà per mille anni: «il possesso tutto insieme, e perfetto, di una vita senza termine», interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio.nota 12 Dio non prevede: vede, come noi vediamo il presente. E vedere qualcuno che cammina non lo costringe a camminare.

Fatto: Nel 1814 Pierre-Simon Laplace laicizza quell'occhio. Immagina un'intelligenza che conosca, in un istante, tutte le forze della natura e la posizione di ogni cosa: per essa, scrive, «nulla sarebbe incerto, e l'avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi».nota 13 Il tutto-insieme di Boezio diventa un calcolo.

Fatto: Quel calcolo si è fermato contro tre muri. Il primo è il caos: nel 1963 Edward Lorenz mostra che equazioni del tutto deterministiche possono essere imprevedibili a lungo termine, perché un errore piccolissimo nelle condizioni iniziali cresce in modo esponenziale.nota 14 Il secondo sono i quanti: gli esperimenti sulle disuguaglianze di Bell, da quello di Alain Aspect del 1982 in poi, escludono che i risultati delle singole misure siano scritti in anticipo in variabili nascoste locali.nota 15 Il terzo è il più sottile: un osservatore che sta dentro l'universo non può prevederlo tutto, perché fa parte di ciò che dovrebbe prevedere.nota 16

Fatto: Eppure la fisica del Novecento ha restituito qualcosa all'occhio di Boezio. Nel marzo del 1955, scrivendo alla famiglia dell'amico Michele Besso appena morto, Einstein confida: «Per noi fisici credenti la separazione fra passato, presente e futuro ha soltanto il significato di un'illusione, per quanto ostinata».nota 17 Nella relatività il presente non è lo stesso per tutti, e l'intero corso del mondo si può pensare come un blocco quadridimensionale, già dato.

Consenso: Ma se il blocco è già dato, da dove viene la freccia del tempo? Quasi tutte le leggi fondamentali della fisica funzionano allo stesso modo in avanti e all'indietro. La differenza fra passato e futuro viene dal secondo principio della termodinamica, cioè dalla crescita dell'entropia, e dunque da un fatto: il nostro passato era straordinariamente ordinato.nota 18

Dibattito: Perché il passato fosse così ordinato, e se il tempo «scorra» davvero o se lo scorrere sia il modo in cui lo vivono creature come noi, sono domande ancora aperte. Carlo Rovelli, per esempio, sostiene che il tempo che scorre non appartiene alla grammatica fondamentale del mondo, ma emerge dal nostro sguardo sfocato su di esso.nota 19

Il tempo che siamo

Fatto: Martin Heidegger, in Essere e tempo (1927), rifiuta sia la linea sia il cerchio. Il tempo comune, quello degli orologi, è per lui una «successione di ora», Jetztfolge: un tempo trasformato in spazio, in un nastro da percorrere. Il tempo originario è invece la temporalità di chi esiste: proiettato verso il futuro, già gettato in un passato, aperto alla propria morte.nota 20

Fatto: Il cerchio, l'Europa lo aveva ritrovato in Nietzsche, con l'«eterno ritorno dell'uguale», a cui Heidegger dedicò un corso nel 1937. Ma il suo interesse per la Cina non passa dal cerchio. Passa, come si vedrà nel prossimo capitolo, dal Dao e dal ritorno, 反.

Ipotesi: Il punto d'incontro vero, forse, non è il cerchio ma 时. In cinese 时 è l'ora, ma prima ancora è il momento giusto. Il Libro dei mutamenti lo ripete in più esagrammi, «grande è il significato del momento», 时义大矣哉, e il Giusto mezzo dice che l'uomo nobile «sta nel mezzo secondo il momento», 君子而时中.nota 21 Il tempo di Heidegger è Zeitigung, un «maturare» del tempo, e la sua ultima parola è Ereignis, l'evento. Entrambi rifiutano il tempo come quantità uniforme, da misurare con l'orologio.

Una spirale aperta

Il cerchio promette che tutto torna; la freccia, che tutto arriva da qualche parte; l'occhio di Dio, che tutto è già lì, visto da fuori. Il Libro dei mutamenti offre una quarta possibilità, la più sobria: le cose cambiano secondo regole che si possono studiare, e proprio per questo non si esauriscono. Il suo ultimo esagramma non è una conclusione, ma un avvertimento affettuoso: la piccola volpe ha quasi attraversato il fiume, e si bagna la coda.

Ipotesi: Visto così, 未济 non è il contrario della conoscenza, ma il suo stato normale. Sapere molto del tempo, come oggi sappiamo, non significa poterlo guardare da fuori. Significa conoscere meglio il punto della spirale in cui ci troviamo.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Che cosa obietta Joseph Needham, nel 1965, al luogo comune del «tempo circolare cinese»?

    Mostra la risposta

    Che la coscienza storica cinese è lineare almeno quanto quella europea. Needham mostrò che accanto ai cicli cosmici la Cina ha una tradizione storiografica lineare lunghissima, dagli Annali a Sima Qian.

  2. Come risponde Boezio alla domanda se la prescienza di Dio tolga la libertà?

    Mostra la risposta

    Dio vede tutto come presente, e vedere non è costringere. Per Boezio l'eternità è il possesso «tutto insieme» di una vita senza termine: Dio non prevede, vede, e la visione non causa ciò che vede.

  3. Da dove viene, per la fisica di oggi, la differenza fra passato e futuro?

    Mostra la risposta

    Dalla crescita dell'entropia, a partire da un passato molto ordinato. Le leggi fondamentali sono quasi tutte simmetriche nel tempo; la freccia viene dal secondo principio della termodinamica e da condizioni iniziali di entropia molto bassa.

Per andare a fondo

  • Libro

    Carlo Rovelli, L'ordine del tempo, Adelphi, 2017. Che cosa resta del tempo nella fisica contemporanea, raccontato da uno dei suoi protagonisti.

  • Saggio

    Joseph Needham, Time and Eastern Man, Royal Anthropological Institute, 1965. La conferenza che smontò il mito del tempo circolare cinese.

  • Libro

    Italo Calvino, Lezioni americane, Garzanti, 1988. Le cinque proposte per il millennio, e la sesta che non fece in tempo a scrivere.

Note

  1. Agostino, Confessioni.
  2. Laozi. Capitoli 25, 40 e 16 nel testo di Wang Bi.
  3. Shao Yong, Huangji jingshi. Un 元 di dodici 会, ciascuno di trenta 运, ciascuno di dodici 世 di trent'anni: 12 × 30 × 12 × 30 = 129.600 anni.
  4. Hanshu, Zhao Chongguo zhuan. La frase è nella Lettera a Ren An, 报任安书, conservata nella biografia di Sima Qian nello Hanshu.
  5. Needham 1965.
  6. Gongyang zhuan, He Xiu. Le «tre età» sono formulate nel commento di He Xiu.
  7. Zhouyi. Xugua 序卦 per la fine della sequenza; Tuanzhuan 彖传 dell'esagramma 32, 恒.
  8. Polibio, Storie VI.
  9. Agostino, De civitate Dei. XII, 14: «semel enim Christus mortuus est pro peccatis nostris».
  10. Machiavelli, Discorsi I.2.
  11. Vico, Scienza nuova.
  12. Boezio, Consolatio. V, prosa 6.
  13. Laplace 1814. Traduzione dal francese dell'introduzione, sul testo dell'edizione del 1814.
  14. Lorenz 1963.
  15. Aspect, Dalibard e Roger 1982. Per questi esperimenti Alain Aspect, John Clauser e Anton Zeilinger hanno ricevuto il premio Nobel per la fisica nel 2022.
  16. Popper 1957. Karl Popper lo argomentò per la storia umana, che dipende dalla crescita di una conoscenza che non si può prevedere; David Wolpert ne ha dato una versione matematica per qualunque dispositivo di inferenza: Wolpert 2008.
  17. Einstein 1955. Lettera del 21 marzo 1955: «Für uns gläubige Physiker hat die Scheidung zwischen Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft nur die Bedeutung einer wenn auch hartnäckigen Illusion». Einstein morì il 18 aprile.
  18. Albert 2000. David Albert chiama «ipotesi del passato» l'assunzione che l'universo sia cominciato in uno stato di entropia molto bassa.
  19. Rovelli 2017.
  20. Heidegger 1927. §§ 65 e 81 per la temporalità e il tempo «volgare».
  21. Zhongyong. Capitolo 2; la formula 时义大矣哉 compare nei commenti agli esagrammi 16, 17, 33, 44 e 56: Zhouyi.
  22. Calvino 1988. La storia chiude la lezione «Rapidità».
Bibliografia di questo capitolo 23 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.

Testi classici e documenti storici

  • Agostino, Confessioni Agostino d'Ippona. Confessiones, I, 1, 1 e XI, 14, 17, 397–400. Ed. Lucas Verheijen, CCSL 27, Turnhout, Brepols, 1981. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Agostino, De civitate Dei Agostino d'Ippona. De civitate Dei, XII, 14, 413–426. Ed. Bernhard Dombart e Alfons Kalb, CCSL 48, Turnhout, Brepols, 1955. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Boezio, Consolatio Severino Boezio. De consolatione philosophiae, V, prosa 6, 524 circa. Ed. Claudio Moreschini, Monaco e Lipsia, Saur, 2005.
  • Gongyang zhuan, He Xiu Chunqiu Gongyang zhuan 春秋公羊传, con il commento di He Xiu 何休, Chunqiu Gongyang jiegu 春秋公羊解诂, II secolo. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Hanshu, Zhao Chongguo zhuan Ban Gu 班固. Hanshu 汉书 [Storia degli Han], biografia di Zhao Chongguo 赵充国传, I secolo d.C. Pechino, Zhonghua shuju, 1962.
  • Laozi Laozi 老子 (Daodejing 道德经), testo di Wang Bi 王弼. Lou Yulie 楼宇烈 (a cura di), Wang Bi ji jiaoshi 王弼集校释, Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Laplace 1814 Laplace, Pierre-Simon. Essai philosophique sur les probabilités, Parigi, Courcier, 1814, introduzione. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Machiavelli, Discorsi I.2 Niccolò Machiavelli. Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, libro I, cap. 2, 1513–1519; prima ed. Roma, Blado, 1531.
  • Polibio, Storie VI Polibio. Storie, libro VI, 4–9, II secolo a.C.
  • Shao Yong, Huangji jingshi Shao Yong 邵雍. Huangji jingshi 皇极经世 [Il supremo principio che ordina il mondo], XI secolo.
  • Vico, Scienza nuova Giambattista Vico. Principj di una scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni, Napoli, 1725; terza ed. 1744.
  • Zhongyong Zhongyong 中庸 [Il giusto mezzo], cap. 20 e seguenti, nel Liji 礼记. Ed. Zhu Xi 朱熹, Sishu zhangju jizhu 四书章句集注, Pechino, Zhonghua shuju, 1983. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Zhouyi Zhouyi 周易 [I mutamenti dei Zhou], con le «Dieci ali» (Shiyi 十翼): Tuanzhuan 彖传, Xici 系辞, Xugua 序卦. Ed. Ruan Yuan 阮元, Shisanjing zhushu 十三经注疏, 1816; rist. Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)

Studi

  • Albert 2000 Albert, David Z. 2000. Time and Chance. Cambridge (MA), Harvard University Press.
  • Aspect, Dalibard e Roger 1982 Aspect, Alain, Jean Dalibard e Gérard Roger. 1982. «Experimental Test of Bell's Inequalities Using Time-Varying Analyzers». Physical Review Letters 49 (25): 1804–1807. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Calvino 1988 Calvino, Italo. 1988. Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio. Milano, Garzanti. Le lezioni, preparate per le Charles Eliot Norton Lectures di Harvard (1985–86), sono cinque: la sesta, Consistency, non fu scritta.
  • Einstein 1955 Einstein, Albert. 1955. Lettera ai familiari di Michele Besso, 21 marzo 1955. Einstein Archives 7-245; testo tedesco in H. Dieter Zeh, The Physical Basis of the Direction of Time, Berlino, Springer, 1989, p. 149. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Heidegger 1927 Heidegger, Martin. 1927. Sein und Zeit. Halle, Niemeyer. Trad. it. Essere e tempo, a cura di Franco Volpi, Milano, Longanesi, 2005. Trad. cin. Cunzai yu shijian 存在与时间, Chen Jiaying 陈嘉映 e Wang Qingjie 王庆节, Pechino, Sanlian, 1987.
  • Lorenz 1963 Lorenz, Edward N. 1963. «Deterministic Nonperiodic Flow». Journal of the Atmospheric Sciences 20 (2): 130–141. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Needham 1965 Needham, Joseph. 1965. Time and Eastern Man. Henry Myers Lecture 1964. Londra, Royal Anthropological Institute (Occasional Paper 21).
  • Popper 1957 Popper, Karl R. 1957. The Poverty of Historicism. Londra, Routledge & Kegan Paul. Trad. it. Miseria dello storicismo, Milano, Feltrinelli, 1975.
  • Rovelli 2017 Rovelli, Carlo. 2017. L'ordine del tempo. Milano, Adelphi.
  • Wolpert 2008 Wolpert, David H. 2008. «Physical Limits of Inference». Physica D 237 (9): 1257–1281.

Testi di Simon Luo Wei, su fonti primarie e studi pubblicati. Le citazioni sono confrontate con le edizioni indicate in bibliografia; le traduzioni dal cinese classico, dal latino, dal tedesco e dal francese, dove non è indicato altro, sono sue. Ottobre 2026.

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