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My Cinese360, il mio spazio

Human Brain Lab · Esperimenti con i caratteri · 汉字实验室

Il laboratorio del cervello

Che cosa succede nella testa di chi impara i caratteri cinesi? Quattro esperimenti brevi, da fare qui: ricordare, riconoscere, leggere, capire dai pezzi. Ognuno con la sua spiegazione, le sue fonti e quello che vuol dire per chi studia. I risultati restano a te: il sito non li riceve.

Non sono test diagnostici: sono dimostrazioni, fatte su un solo dispositivo e con poche prove, per vedere con i propri occhi un fenomeno che la ricerca ha misurato su molte persone. Se hai attivato il tuo spazio, gli ultimi risultati restano lì: rifai gli esperimenti fra un mese, e confronta.

Esperimento 01

Ricordare: la forma o il senso?

Quanti caratteri riconosci dopo averli visti una volta, e quanto ti aiuta sapere che cosa vogliono dire.

Due prove. In una vedrai sei caratteri, uno alla volta, soltanto con la loro forma; nell'altra, sei caratteri con il loro significato accanto. Dopo ogni prova li ritroverai in mezzo ad altri sei: scegli quelli che hai visto. L'ordine delle prove lo decide il caso. Tre minuti.

Che cosa dice la ricerca

Consenso: Ciò che elaboriamo in profondità, collegandolo a un significato, si ricorda meglio di ciò che guardiamo soltanto in superficie: è l'idea dei «livelli di elaborazione», che ha cambiato lo studio della memoria.fonte 1

Fatto: Uno studio su studenti di cinese come lingua straniera lo ha verificato proprio sui caratteri: chi li elaborava, da solo o con la guida dell'insegnante, ne ricordava meglio suono e significato di chi li ripeteva a memoria.fonte 2

Consenso: La memoria di lavoro è piccola: un adulto tiene a mente circa quattro «pezzi» alla volta. Sei caratteri mai visti sono già troppi, se non hanno un senso che li tenga insieme.fonte 3

Per chi studia il cinese

Non copiare i caratteri come disegni: smontali, cerca il loro perché, collega ognuno a una parola che usi. È quello che fa Il DNA dei caratteri, pezzo per pezzo: un carattere spiegato pesa meno, nella memoria, di uno guardato e basta.

Nel corso

Ogni mattina la scheda di «Cinese in 3 minuti» porta un carattere con la sua storia e una frase da usare: è l'elaborazione profonda, fatta poco alla volta, tutti i giorni. Come funziona il corso

Fonti

  1. Craik, Fergus I. M., e Robert S. Lockhart. 1972. «Levels of processing: A framework for memory research». Journal of Verbal Learning and Verbal Behavior 11 (6): 671–684. DOI (si apre in una nuova scheda)
  2. Shen, Helen H. 2004. «Level of cognitive processing: Effects on character learning among non-native learners of Chinese as a foreign language». Language and Education 18 (2): 167–182. DOI (si apre in una nuova scheda)
  3. Cowan, Nelson. 2001. «The magical number 4 in short-term memory: A reconsideration of mental storage capacity». Behavioral and Brain Sciences 24 (1): 87–114. DOI (si apre in una nuova scheda)

Esperimento 02

Riconoscere: trova 人

Quanto tempo ti serve per trovare un carattere fra gli altri, e quanto pesa la somiglianza.

Compariranno dodici caratteri: rispondi più in fretta che puoi se fra loro c'è 人, «persona». A volte gli altri gli somigliano, come 入 «entrare» e 八 «otto»; a volte no. Sedici prove, un minuto. Sulla tastiera puoi usare S per «sì» e N per «no». Serve la vista.

Che cosa dice la ricerca

Consenso: Un elemento che differisce dagli altri per una sola caratteristica salta all'occhio quasi subito; quando bisogna combinare più tratti, lo sguardo li esamina uno alla volta e il tempo cresce con il loro numero.fonte 1

Consenso: Più il bersaglio somiglia agli elementi che lo circondano, e più questi si somigliano fra loro, più la ricerca diventa lenta.fonte 2

Fatto: Per chi impara il cinese da adulto, scrivere i caratteri a mano rafforza la conoscenza della loro forma e il legame con il significato più della sola lettura; scriverli in pinyin, invece, aiuta soprattutto il suono.fonte 3

Per chi studia il cinese

人 e 入 si distinguono per un tratto che cambia direzione: è la confusione più tipica dei primi mesi. L'occhio impara a coglierla a forza di vederla, e soprattutto di scriverla: per allenarlo, scrivi un carattere con il dito e guarda Il DNA dei caratteri.

Nel corso

Nel corso si scrive a mano, sul quaderno, ogni settimana: a dicembre la prima pagina accanto all'ultima mostra quanta strada ha fatto anche l'occhio. Come funziona il corso

Fonti

  1. Treisman, Anne M., e Garry Gelade. 1980. «A feature-integration theory of attention». Cognitive Psychology 12 (1): 97–136. DOI (si apre in una nuova scheda)
  2. Duncan, John, e Glyn W. Humphreys. 1989. «Visual search and stimulus similarity». Psychological Review 96 (3): 433–458. DOI (si apre in una nuova scheda)
  3. Guan, Connie Qun, Ying Liu, Derek Ho Leung Chan, Feifei Ye, e Charles A. Perfetti. 2011. «Writing strengthens orthography and alphabetic-coding strengthens phonology in learning to read Chinese». Journal of Educational Psychology 103 (3): 509–522. DOI (si apre in una nuova scheda)

Esperimento 03

Leggere: quando non puoi non leggere

Se quattro caratteri appena imparati bastano a disturbarti mentre dici il colore dell'inchiostro.

Prima impari quattro caratteri: rosso, verde, blu, giallo. Poi li vedrai scritti in colori diversi: tocca il colore dell'inchiostro, non quello che dice il carattere. Ventiquattro prove, due minuti. Sulla tastiera puoi usare i tasti da 1 a 4. Serve distinguere i colori.

Che cosa dice la ricerca

Fatto: Dire il colore dell'inchiostro di una parola che nomina un altro colore richiede più tempo: è l'effetto Stroop, descritto nel 1935 e diventato uno degli esperimenti più replicati della psicologia.fonte 1fonte 2

Consenso: In una seconda lingua l'interferenza cresce con la padronanza: più una lingua si legge in modo automatico, più le sue parole disturbano. È stato osservato anche in chi parla cinese e inglese.fonte 3fonte 4

Dibattito: Se i caratteri cinesi disturbino più delle parole alfabetiche è discusso: uno studio del 1979 lo sostenne, uno del 1982 non trovò differenze dovute alla scrittura.fonte 5fonte 6

Per chi studia il cinese

Quando un carattere lo sai davvero, non riesci più a guardarlo soltanto come una forma: lo leggi, anche se non vuoi. Se i quattro colori ti disturbano già dopo un minuto, il tuo cervello ha cominciato a leggere il cinese. Per arrivarci con tutti gli altri, poco e spesso: Le mie parole te li ripropone a intervalli crescenti.

Nel corso

Il ritmo del corso è fatto per questo: pochi minuti al giorno, tutti i giorni, e due appuntamenti alla settimana. È la ripetizione regolare, più del talento, a rendere automatica la lettura. Come funziona il corso

Fonti

  1. Stroop, J. Ridley. 1935. «Studies of interference in serial verbal reactions». Journal of Experimental Psychology 18 (6): 643–662. DOI (si apre in una nuova scheda)
  2. MacLeod, Colin M. 1991. «Half a century of research on the Stroop effect: An integrative review». Psychological Bulletin 109 (2): 163–203. DOI (si apre in una nuova scheda)
  3. Mägiste, Edith. 1984. «Stroop tasks and dichotic translation: The development of interference patterns in bilinguals». Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory, and Cognition 10 (2): 304–315.
  4. Chen, Hsuan-Chih, e Connie Ho. 1986. «Development of Stroop interference in Chinese-English bilinguals». Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory, and Cognition 12 (3): 397–401.
  5. Biederman, Irving, e Yao-Chung Tsao. 1979. «On processing Chinese ideographs and English words: Some implications from Stroop-test results». Cognitive Psychology 11 (2): 125–132.
  6. Smith, Marilyn C., e Kim Kirsner. 1982. «Language and orthography as irrelevant features in colour-word and picture-word Stroop interference». The Quarterly Journal of Experimental Psychology 34A. DOI (si apre in una nuova scheda)

Esperimento 04

I pezzi: indovinare senso e suono

Quanto riesci a capire di un carattere che non hai mai visto, soltanto dai suoi pezzi.

Prima otto caratteri: dal radicale, indovina in quale campo sta il loro significato. Poi sei caratteri: dalla parte che indica il suono, indovina come si leggono. Nessun tempo, tre minuti.

Che cosa dice la ricerca

Consenso: Gran parte dei caratteri è fatta di due pezzi: un radicale che indica il campo del significato e una parte che suggerisce la pronuncia. Chi legge il cinese elabora il radicale anche senza accorgersene, mentre riconosce un carattere.fonte 1

Fatto: Un'analisi dei 2.570 caratteri insegnati nelle scuole elementari cinesi ha trovato che quelli meno frequenti sono, in media, più regolari nel suono e più trasparenti nel significato di quelli più frequenti: i pezzi aiutano di più proprio con i caratteri che si imparano dopo.fonte 2

Consenso: Anche gli adulti che arrivano da una lingua alfabetica imparano presto la struttura dei caratteri, e chi sa usare i radicali impara più facilmente le parole nuove.fonte 3fonte 4

Per chi studia il cinese

Il radicale è un indizio, non una regola: 猜 «indovinare» ha il radicale del cane, 犭, e lì il pezzo non aiuta. E la parte fonetica spesso dà la sillaba ma non il tono, a volte nemmeno quella. Ma un indizio giusto su due vale già molto: Il DNA dei caratteri ti insegna a vedere i pezzi.

Nel corso

Nelle prime undici settimane del corso i caratteri arrivano «con il loro perché»: i pezzi, la storia, il suono. Così ogni carattere nuovo è un po' meno nuovo del precedente. Come funziona il corso

Fonti

  1. Feldman, Laurie B., e Witina W. T. Siok. 1999. «Semantic radicals contribute to the visual identification of Chinese characters». Journal of Memory and Language 40 (4): 559–576. DOI (si apre in una nuova scheda)
  2. Shu, Hua, Xi Chen, Richard C. Anderson, Ningning Wu, e Yue Xuan. 2003. «Properties of school Chinese: Implications for learning to read». Child Development 74 (1): 27–47. DOI (si apre in una nuova scheda)
  3. Wang, Min, Charles A. Perfetti, e Ying Liu. 2003. «Alphabetic readers quickly acquire orthographic structure in learning to read Chinese». Scientific Studies of Reading 7 (2): 183–208.
  4. Shen, Helen H., e Chuanren Ke. 2007. «Radical awareness and word acquisition among nonnative learners of Chinese». The Modern Language Journal 91 (1): 97–111. DOI (si apre in una nuova scheda)

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