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Il Libro dei mutamenti · approfondimento · Capitolo 3 di 5

欲 yù Il principio e il desiderio

Il principio e il desiderio

Zhu Xi voleva davvero spegnere i desideri umani? Storia di una frase, dei suoi abusi, e di ciò che ne resta vero.

«Conservare il principio celeste, spegnere i desideri umani», 存天理,灭人欲: nel Novecento è diventata la formula di tutto ciò che la Cina moderna voleva lasciarsi alle spalle, la morale che soffoca la vita. Leggere i testi di Zhu Xi riserva una sorpresa: mangiare, bere, desiderare un compagno sono per lui parte del principio celeste. Ma riserva anche una seconda sorpresa, meno comoda: le parole dure ci sono, e la storia di come furono usate è reale. Questo capitolo prova a tenerle entrambe.

In breve

  1. La coppia «principio celeste» e «desideri umani» non l'ha inventata Zhu Xi: viene dal Libro dei riti, che avverte contro chi «spegne il principio celeste e porta all'estremo i desideri umani».
  2. Per Zhu Xi i «desideri umani», 人欲, non sono i desideri in quanto tali: «mangiare e bere sono principio celeste; pretendere i cibi più squisiti è desiderio umano». Sono il desiderio che diventa eccesso e privilegio.
  3. Ma il suo linguaggio è radicale e a somma zero: o l'uno o l'altro. E quando la sua scuola diventò ortodossia di Stato, la formula fu usata per imporre ad altri, soprattutto alle donne, ciò che altri decidevano fosse il principio.
  4. Dai Zhen nel Settecento e il Quattro maggio nel Novecento denunciarono il «principio che uccide». Colpirono un abuso reale, spesso con una lettura imprecisa dei testi.
  5. Ciò che resta vero è una distinzione semplice e difficile: fra il bisogno e l'eccesso, fra ciò che è giusto per tutti e ciò che vuole soltanto il mio io. Ciò che va lasciato è l'idea che i desideri si possano spegnere invece di educarli.

问:「饮食之间,孰为天理,孰为人欲?」曰:「饮食者,天理也;要求美味,人欲也。」 Domanda: «Nel mangiare e nel bere, che cosa è principio celeste e che cosa è desiderio umano?». Risposta: «Mangiare e bere sono principio celeste; pretendere i cibi più squisiti è desiderio umano».

Conversazioni del maestro Zhu, juan 13

Quanto è certo ciò che leggiOgni passo porta il suo grado. Tocca un grado per trovarlo nel testo.

Da dove viene la frase

Fatto: La coppia è antica. Il capitolo sulla musica del Libro dei riti avverte: «le cose che toccano l'uomo non hanno fine, e se i suoi amori e i suoi odi non hanno misura, quando le cose arrivano l'uomo si trasforma in cosa. L'uomo trasformato in cosa è colui che spegne il principio celeste e porta all'estremo i desideri umani», 人化物也者,灭天理而穷人欲者也. Il pericolo, già lì, non è il desiderio: è il desiderio «senza misura», 无节, che fa dell'uomo una cosa fra le cose.nota 1

Fatto: Mencio aveva detto: «per nutrire il cuore niente è meglio che desiderare poco», 养心莫善于寡欲, poco e non niente. Cheng Hao rivendicò di aver «trovato da sé» le parole 天理, e i due Cheng contrapposero il «cuore umano» al «cuore della Via»: «il cuore umano è desiderio egoistico, perciò è pericolante; il cuore della Via è principio celeste, perciò è sottile. Spegnendo i desideri egoistici, il principio celeste si fa chiaro».nota 2

Fatto: Zhu Xi riprende e intensifica. «Le mille e diecimila parole dei saggi insegnano soltanto a rendere chiaro il principio celeste e a spegnere i desideri umani», 只是教人明天理,灭人欲. La formula con cui la frase si cita oggi, 存天理,灭人欲, condensa questo e altri passi simili.nota 3

Che cosa sono i «desideri umani»

Consenso: Il punto decisivo è che cosa Zhu Xi chiami 人欲. Non i desideri del corpo in quanto tali: «se si ha fame si mangia, se si ha sete si beve, e non c'è che da assecondarlo; portare all'estremo i desideri della bocca e del ventre, questo non va». Il cibo è principio; la pretesa del cibo più squisito, la voglia che non conosce misura, è desiderio umano.nota 4

Fatto: La distinzione si estende. Commentando il passo in cui un re confessa a Mencio di amare la ricchezza e le donne, Zhu Xi riprende da Hu Hong una formula precisa: «principio celeste e desideri umani camminano insieme ma hanno un sentire diverso», 天理人欲,同行异情. Chi segue il principio e condivide con tutti ciò che ama realizza la propria natura; chi asseconda il desiderio e lo tiene per sé spegne in sé il cielo. Lo stesso amore della ricchezza può essere l'uno o l'altro.nota 5

Fatto: Nella prefazione al commento del Giusto mezzo Zhu Xi lo dice ancora più chiaramente: tutti hanno un corpo, «perciò anche il più saggio non può non avere il cuore umano»; tutti hanno una natura, «perciò anche il più stolto non può non avere il cuore della Via». Il compito non è sopprimere il primo, ma fare che il cuore della Via guidi e che il cuore umano «ascolti i suoi ordini».nota 6

Consenso: I «desideri umani» di Zhu Xi, dunque, sono il desiderio diventato privato e smisurato: ciò che vuole per sé contro gli altri, ciò che non sa fermarsi. Gli studi recenti, in Cina e fuori, convergono su questa lettura: Zhu Xi afferma i desideri naturali e chiede di dare loro un posto e una misura.nota 7

Si dice«Zhu Xi insegnava a reprimere ogni desiderio, anche il cibo e l'amore.»

In realtàPer Zhu Xi mangiare, bere e desiderare un compagno appartengono al principio celeste. Ciò che chiama «desiderio umano» è l'eccesso e l'egoismo: la pretesa del cibo più squisito, il volere per sé ciò che si nega agli altri.

Ma le parole dure ci sono

Fatto: Sarebbe comodo fermarsi qui, ma i testi non lo permettono. Subito dopo la frase sul cibo, le Conversazioni proseguono: «chi studia deve eliminare del tutto i desideri umani e ristabilire del tutto il principio celeste; solo allora comincia lo studio».nota 8 Il linguaggio di Zhu Xi è spesso a somma zero: dove cresce l'uno, l'altro arretra.

Fatto: E c'è la frase più dura di tutte, che non è di Zhu Xi ma di Cheng Yi. A chi gli chiedeva se una vedova povera e sola potesse risposarsi, rispose: «morire di fame è cosa piccolissima; perdere l'integrità è cosa grandissima», 饿死事极小,失节事极大. Zhu Xi la incluse nelle Riflessioni sulle cose vicine e la citò in una lettera a un amico, a proposito della sorella di lui rimasta vedova, ammettendo che «agli occhi del mondo sembra davvero un'idea irrealistica».nota 9

Dibattito: Che cosa volesse dire è discusso. Alcuni studiosi ricordano che 节, «integrità», per Cheng Yi indicava la fedeltà ai riti e alla Via, che valeva anche per gli uomini e soprattutto per i funzionari, e che la lettura come pura castità femminile si è imposta nel Novecento. Ma resta il fatto che la frase fu detta di una vedova povera, e fu applicata alle donne.nota 10

Fatto: Gli storici della società mostrano che nella Cina dei Song le vedove si risposavano spesso, e che la frase di Cheng Yi era un'opinione minoritaria. Il culto della vedova casta crebbe nei secoli seguenti, con i Ming e i Qing, quando lo Stato premiava con archi e iscrizioni le famiglie delle donne che non si risposavano, a migliaia.nota 11

Il principio che uccide

Fatto: Nel Settecento Dai Zhen formulò l'accusa più famosa: «chi muore per la legge trova ancora chi ne ha pietà; chi muore per il principio, chi ne avrà pietà?», 人死于法,犹有怜之者;死于理,其谁怜之. In una lettera scrisse che «i confuciani posteriori uccidono con il principio», 后儒以理杀人. La sua obiezione era filosofica: per gli antichi il principio si trovava «nei sentimenti e nei desideri degli uomini, facendo che fossero senza difetto», 就人之情欲求之,使之无疵之为理; separarlo dai desideri vuol dire lasciare che chi ha potere chiami «principio» la propria opinione.nota 12

Fatto: Il Novecento portò l'accusa nelle strade. Nel maggio 1918 Lu Xun pubblicò il Diario di un pazzo: il protagonista legge la storia cinese, vede su ogni pagina «umanità, giustizia, via e virtù», e fra le righe scopre due caratteri, «mangiare uomini». L'anno dopo Wu Yu scrisse Mangiare gli uomini e il codice dei riti, e Hu Shi lo salutò come il vecchio eroe che «da solo aveva abbattuto la bottega di Confucio».nota 13

Ipotesi: Le due accuse non sono uguali. Dai Zhen legge Zhu Xi da vicino e gli oppone un'altra teoria del principio. Il Quattro maggio colpisce soprattutto un sistema sociale, la famiglia patriarcale, il matrimonio combinato, la vedovanza imposta, e usa «principio celeste e desideri umani» come etichetta di tutto. Sul sistema sociale aveva in gran parte ragione; sull'etichetta, non sempre.

Un verdetto, con le sue riserve

Tre letture della stessa frase
Chi leggeChe cosa intende per «desideri umani»Che cosa ne faIl limite
Zhu Xi e i suoi allieviL'eccesso e l'egoismo del desiderio; i bisogni naturali sono principioUn programma di coltivazione di séUn linguaggio a somma zero, che tratta il desiderio come un nemico
L'ortodossia Ming e QingSpesso ogni desiderio che contrasti con la norma socialeUno strumento di disciplina, in famiglia e nello StatoChi definisce il «principio» è chi ha il potere, e lo impone soprattutto ai più deboli
Dai Zhen e il Quattro maggioLa vita stessa, che la morale soffocaUna denuncia e una liberazioneColpisce un abuso reale, ma attribuisce al testo ciò che fece la storia

Ipotesi: Il verdetto di questa pagina è una riabilitazione con riserve. Sul piano dei testi, la formula è stata deformata: i «desideri umani» di Zhu Xi non sono il desiderio, e la sua etica non è ascetica alla maniera di un eremita. Sul piano delle idee, una parte della critica coglie nel segno: un linguaggio che oppone a somma zero il principio e il desiderio, e che affida a qualcuno il compito di dire che cosa è principio, contiene già la possibilità del suo abuso.

Consenso: La psicologia di oggi dà ragione, su un punto, ai critici di Zhu Xi e, su un altro, a Zhu Xi stesso. Sopprimere le emozioni, nasconderle e trattenerle, è associato a più malessere e a relazioni peggiori; reinterpretarle, cambiarne il senso, a meno malessere e a relazioni migliori. Spinoza lo aveva detto nel 1677: un affetto non si vince se non con un affetto contrario e più forte.nota 14

Ipotesi: Ciò che va tenuto, allora, è la distinzione: fra il bisogno e la pretesa, fra il desiderio che si può condividere e quello che si vuole soltanto per sé, fra ciò che mi nutre e ciò che mi possiede. Ciò che va lasciato è l'idea che i desideri si possano spegnere: si possono educare, ordinare, sostituire con desideri migliori. È quello che, con parole diverse, chiedevano Epicuro, che distingueva i desideri naturali e necessari da quelli vani, e il Buddha, che indicava una via di mezzo fra l'indulgenza e la mortificazione.nota 15

In pratica

Quattro domande di fronte a un desiderio

  • Cibo o cibo squisito? È un bisogno, mangiare, dormire, essere amato, o la sua pretesa smisurata, il meglio, il di più, il subito? Il primo va soddisfatto; la seconda va pesata.
  • Lo vorrei anche per gli altri? Un desiderio che potrei augurare a chiunque, «camminando insieme» agli altri, è principio; uno che vale solo se agli altri è negato è desiderio egoistico.
  • Fra dieci anni? Chiediti se la persona che vuoi essere fra dieci anni ringrazierebbe o rimprovererebbe questa scelta. È il modo moderno di far parlare il «cuore della Via».
  • Spegnere o sostituire? Se un desiderio va contenuto, non combatterlo a mani nude: dagli un'alternativa più forte, un'abitudine, un'attività, una persona. È il consiglio di Spinoza, e funziona meglio della forza di volontà.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Da dove viene la coppia «principio celeste» e «desideri umani»?

    Mostra la risposta

    Dal capitolo sulla musica del Libro dei riti, che avverte contro chi «spegne il principio celeste e porta all'estremo i desideri umani». Il Libro dei riti parla dell'uomo che, senza misura nei suoi amori e nei suoi odi, «si trasforma in cosa».

  2. Che cosa è, per Zhu Xi, «desiderio umano» nel mangiare?

    Mostra la risposta

    Pretendere i cibi più squisiti. «Mangiare e bere sono principio celeste; pretendere i cibi più squisiti è desiderio umano»: il bisogno è legittimo, la pretesa smisurata no.

  3. Che cosa obietta Dai Zhen alla scuola di Zhu Xi?

    Mostra la risposta

    Che separare il principio dai sentimenti e dai desideri permette a chi ha potere di chiamare «principio» la propria opinione, e di «uccidere con il principio». Per Dai Zhen il principio si trova nei sentimenti e nei desideri, «facendo che siano senza difetto»; staccato da essi diventa un'arma.

Per andare a fondo

  • Libro

    Stephen C. Angle, Sagehood: The Contemporary Significance of Neo-Confucian Philosophy, Oxford University Press, 2009. Che cosa può dire oggi l'ideale neoconfuciano della santità, desideri compresi.

  • Libro

    Patricia Buckley Ebrey, The Inner Quarters, University of California Press, 1993. Le donne, il matrimonio e le vedove nella Cina dei Song: la storia sociale dietro le frasi dei filosofi.

  • Racconto

    Lu Xun 鲁迅, Diario di un pazzo, 狂人日记, 1918. Il testo che diede alla critica del «codice dei riti» la sua immagine più potente.

Note

  1. Liji, Yueji. «夫物之感人无穷,而人之好恶无节,则是物至而人化物也。人化物也者,灭天理而穷人欲者也。»
  2. Mengzi. 7B35 per 寡欲; per i Cheng, Er Cheng ji, p. 312 dell'ed. 2004, citato in Jiang e Tang 2019.
  3. Zhuzi yulei. Juan 12, p. 207 dell'ed. Zhonghua, citato in Jiang e Tang 2019.
  4. Zhuzi yulei. «饥便食,渴便饮,只得顺他。穷口腹之欲,便不是。» Citato con altri passi in Mo Tiancheng 2019.
  5. Zhu Xi, Sishu zhangju jizhu. Mengzi jizhu, «Liang Hui wang xia» 梁惠王下: «然天理人欲,同行异情。循理而公于天下者,圣贤之所以尽其性也;纵欲而私于一己者,众人之所以灭其天也»; la formula viene da Hu Hong, Zhiyan, che scrive «同体而异用,同行而异情»: Zhu Xi accettò la seconda metà e respinse la prima, Zeng Yi 2007.
  6. Zhu Xi, Sishu zhangju jizhu. Zhongyong zhangju xu 中庸章句序: «人莫不有是形,故虽上智不能无人心;亦莫不有是性,故虽下愚不能无道心……必使道心常为一身之主,而人心每听命焉». La coppia viene dal capitolo «Da Yu mo» del Shangshu, Da Yu mo, che Yan Ruoqu, Shangshu guwen shuzheng dimostrò compilato secoli dopo i fatti che pretende di riferire: il fondamento testuale della genealogia di Zhu Xi era un falso, ma l'idea non dipende da esso.
  7. Mo Tiancheng 2019. E Angle 2009, capitolo 4.
  8. Zhuzi yulei. Juan 13: «学者须革尽人欲,复尽天理,方始是学».
  9. Er Cheng ji. Yishu, juan 22 parte II, p. 301 dell'ed. 2004; Zhu Xi e Lü Zuqian, Jinsilu, juan 6; la lettera a Chen Shizhong, 与陈师中书, in Zhu Xi, Wenji: «昔伊川先生尝论此事,以为饿死事小,失节事大,自世俗观之,诚为迂阔».
  10. Qiu e Mo 2024.
  11. Ebrey 1993. E Elvin 1984.
  12. Dai Zhen, Mengzi ziyi shuzheng. Mengzi ziyi shuzheng, pp. 10, 53 e 59 dell'ed. 1982, citati in Zeng Haijun 2021; «后儒以理杀人» è nella lettera «Yu mou shu» 与某书.
  13. Lu Xun 1918. E Wu Yu 1919; la frase di Hu Shi, «只手打孔家店的老英雄», è nella prefazione alla raccolta degli scritti di Wu Yu, 1921.
  14. Gross e John 2003. E Spinoza, Ethica, parte IV, proposizione 7: «Affectus nec coerceri nec tolli potest nisi per affectum contrarium et fortiorem affectu coercendo».
  15. Epicuro. §§ 127–132; e Saṃyutta Nikāya 56.11.
Bibliografia di questo capitolo 25 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.

Testi classici e documenti storici

  • Dai Zhen, Mengzi ziyi shuzheng Dai Zhen 戴震. Mengzi ziyi shuzheng 孟子字义疏证 [Commento al significato delle parole di Mencio], 1777. Ed. He Wenguang 何文光, Pechino, Zhonghua shuju, 1982; e la lettera «Yu mou shu» 与某书, in Dai Zhen ji 戴震集, Shanghai, Shanghai guji chubanshe, 1980.
  • Epicuro Epicuro. Lettera a Meneceo e Massime capitali, in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, X, 122–135 e 139–154. Trad. it. in Epicuro, Opere, a cura di Margherita Isnardi Parente, Torino, UTET, 1974.
  • Er Cheng ji Cheng Hao 程颢 e Cheng Yi 程颐. Er Cheng ji 二程集 [Opere dei due Cheng], a cura di Wang Xiaoyu 王孝鱼, Pechino, Zhonghua shuju, 1981; contiene Henan Chengshi yishu 河南程氏遗书, Wenji 文集 e Zhouyi Chengshi zhuan 周易程氏传.
  • Hu Hong, Zhiyan Hu Hong 胡宏. Zhiyan 知言 [Parole sapienti], XII secolo. In Hu Hong ji 胡宏集, a cura di Wu Renhua 吴仁华, Pechino, Zhonghua shuju, 1987.
  • Liji, Yueji Liji 礼记 [Memorie sui riti], cap. 19, «Yueji» 乐记 [Memorie sulla musica]. Ed. Sun Xidan 孙希旦, Liji jijie 礼记集解, Pechino, Zhonghua shuju, 1989.
  • Lu Xun 1918 Lu Xun 鲁迅. «Kuangren riji» 狂人日记 [Diario di un pazzo]. Xin qingnian 新青年 4, n. 5, maggio 1918.
  • Mengzi Mengzi 孟子. Ed. Yang Bojun 杨伯峻, Mengzi yizhu 孟子译注, Pechino, Zhonghua shuju, 1960; si cita secondo la numerazione in uso negli studi internazionali, da 1A a 7B (D. C. Lau, Mencius, Penguin, 1970).
  • Saṃyutta Nikāya 56.11 Saṃyutta Nikāya 56, 11, Dhammacakkappavattana Sutta [Il discorso della messa in moto della ruota del Dharma]. Trad. Bhikkhu Bodhi, The Connected Discourses of the Buddha, Boston, Wisdom Publications, 2000.
  • Shangshu, Da Yu mo Shangshu 尚书 [Libro dei documenti], capitolo «Da Yu mo» 大禹谟, uno dei capitoli «in scrittura antica» che si sono rivelati compilati nel IV secolo d.C. Ed. Ruan Yuan 阮元, Shisanjing zhushu 十三经注疏, 1816.
  • Spinoza, Ethica Spinoza, Baruch. Ethica ordine geometrico demonstrata, in Opera posthuma, Amsterdam, 1677. Ed. Carl Gebhardt, Spinoza Opera, vol. II, Heidelberg, Winter, 1925. Trad. it. Etica, a cura di Emilia Giancotti, Roma, Editori Riuniti, 1988.
  • Wu Yu 1919 Wu Yu 吴虞. «Chiren yu lijiao» 吃人与礼教 [Mangiare gli uomini e il codice dei riti]. Xin qingnian 新青年 6, n. 6, novembre 1919.
  • Yan Ruoqu, Shangshu guwen shuzheng Yan Ruoqu 阎若璩. Shangshu guwen shuzheng 尚书古文疏证 [Indagine sui capitoli in scrittura antica del Libro dei documenti], stampato nel 1745.
  • Zhu Xi e Lü Zuqian, Jinsilu Zhu Xi 朱熹 e Lü Zuqian 吕祖谦. Jinsilu 近思录 [Riflessioni sulle cose vicine], 1175. Trad. ingl. di Wing-tsit Chan, Reflections on Things at Hand, New York, Columbia University Press, 1967.
  • Zhu Xi, Sishu zhangju jizhu Zhu Xi 朱熹. Sishu zhangju jizhu 四书章句集注 [I Quattro libri, divisi in capitoli e frasi, con i commenti raccolti], 1190. Pechino, Zhonghua shuju, 1983.
  • Zhu Xi, Wenji Zhu Xi 朱熹. Hui'an xiansheng Zhu Wengong wenji 晦庵先生朱文公文集 [Scritti], in Zhuzi quanshu 朱子全书, voll. 20–25, Shanghai, Shanghai guji chubanshe, e Hefei, Anhui jiaoyu chubanshe, 2002.
  • Zhuzi yulei Li Jingde 黎靖德 (a cura di). Zhuzi yulei 朱子语类 [Le conversazioni del maestro Zhu, per argomenti], 1270. Ed. Wang Xingxian 王星贤, Pechino, Zhonghua shuju, 1986, 8 voll.

Studi

  • Angle 2009 Angle, Stephen C. 2009. Sagehood: The Contemporary Significance of Neo-Confucian Philosophy. New York, Oxford University Press.
  • Ebrey 1993 Ebrey, Patricia Buckley. 1993. The Inner Quarters: Marriage and the Lives of Chinese Women in the Sung Period. Berkeley, University of California Press.
  • Elvin 1984 Elvin, Mark. 1984. «Female Virtue and the State in China». Past & Present 104: 111–152. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Gross e John 2003 Gross, James J., e Oliver P. John. 2003. «Individual Differences in Two Emotion Regulation Processes: Implications for Affect, Relationships, and Well-Being». Journal of Personality and Social Psychology 85 (2): 348–362. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Jiang e Tang 2019 Jiang Guanghui 姜广辉 e Tang Chenpeng 唐陈鹏. 2019. «Lun lixuejia de jingxue zhuzuo chenggong de genben yuanyin» 论理学家的经学著作成功的根本原因. Zhexue yanjiu 哲学研究 2019, n. 8. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Mo Tiancheng 2019 Mo Tiancheng 莫天成. 2019. «Lun Zhuzi dui yuwang de kending yu andun» 论朱子对欲望的肯定与安顿 [Come Zhu Xi afferma e colloca il desiderio]. Zhexue dongtai 哲学动态 2019, n. 8. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Qiu e Mo 2024 Qiu Weiwen 邱维雯 e Mo Luo 摩罗. 2024. «Cheng-Zhu lixue shiyu xia “shijie shi ji da” bianzheng» 程朱理学视域下“失节事极大”辨正. Hefei daxue xuebao 合肥大学学报 2024, n. 4. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Zeng Haijun 2021 Zeng Haijun 曾海军. 2021. «Dai Zhen zhexue sixiang de chongxin shenshi» 戴震哲学思想的重新审视. Sichuan daxue xuebao (zhexue shehui kexue ban) 2021, n. 6. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Zeng Yi 2007 Zeng Yi 曾亦. 2007. Benti yu gongfu: Huxiang xuepai yanjiu 本体与工夫——湖湘学派研究 [Sostanza e pratica: la scuola dello Hunan]. Shanghai, Shanghai renmin chubanshe. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)

Testi di Simon Luo Wei, su fonti primarie e studi pubblicati. Le citazioni sono confrontate con le edizioni indicate in bibliografia o con gli studi che le riportano con la pagina; le traduzioni dal cinese classico, dal greco, dal latino e dal tedesco, dove non è indicato altro, sono sue. Ottobre 2026.

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