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Intelligenza artigianaleCinese online con Simon Luo Wei

Il Libro dei mutamenti · approfondimento · Capitolo 4 di 5

中 zhōng La giusta misura

La misura e lo slancio

Fra la regola che soffoca e la libertà che non conosce misura, esiste una via che non sia né tiepida né relativista?

Due eccessi si somigliano più di quanto sembri: l'uomo stretto in un codice morale che non sente più e l'uomo che segue ogni impulso perché «è autentico». La Cina e l'Europa hanno cercato fra i due una terza via, il giusto mezzo, e l'hanno chiamata con nomi diversi: 中庸, mesótes, aurea mediocritas, via di mezzo. È una delle idee più antiche e più fraintese dell'umanità. Questo capitolo la mette alla prova: con i classici, con i romantici, con le critiche di Kant e di Nietzsche, con la psicologia di oggi.

In breve

  1. Il giusto mezzo non è la mediocrità né il compromesso: per Confucio, Aristotele e il Buddha è il punto giusto, che dipende dalla persona, dalla cosa e dal momento.
  2. La tradizione cinese aggiunge il tempo: il mezzo «al momento giusto», 时中, che il Libro dei mutamenti e Mencio mettono al centro, e che vieta di fissarlo una volta per tutte.
  3. Aristotele aggiunge un limite essenziale: alcune cose non hanno mezzo. Non c'è una giusta misura della crudeltà. È ciò che separa il mezzo dal relativismo.
  4. Classici e romantici, in Europa, hanno ripetuto il dilemma fra forma e slancio; Schiller propose di tenerli insieme in una libertà che gioca con le regole.
  5. La psicologia trova curve a U rovesciata quasi ovunque e descrive la saggezza come umiltà, sguardo da fuori e capacità di integrare: tre forme moderne dell'antica misura.

Auream quisquis mediocritatem / diligit, tutus caret obsoleti / sordibus tecti, caret invidenda / sobrius aula. Chi ama l'aurea misura sta al sicuro dallo squallore di un tetto in rovina, e sobrio fa a meno di una reggia che fa invidia.

Orazio, Odi, II, 10

Quanto è certo ciò che leggiOgni passo porta il suo grado. Tocca un grado per trovarlo nel testo.

Due eccessi che si somigliano

Fatto: «Il troppo è come il troppo poco», 过犹不及: così Confucio rispose a un discepolo che gli chiedeva chi fosse migliore fra due compagni, uno che eccedeva e uno che restava indietro. E altrove: «il giusto mezzo nella vita di ogni giorno è la virtù suprema; da tempo è raro fra la gente».nota 1

Ipotesi: Oggi i due eccessi hanno volti riconoscibili. Da una parte la rigidità: il perfezionismo, il dovere sentito come una gabbia, la morale ridotta a regolamento, l'identità ridotta a appartenenza. Dall'altra la dispersione: il desiderio inseguito senza scelta, la libertà intesa come assenza di forma, l'autenticità confusa con l'impulso. Sono opposti, ma producono lo stesso effetto: una vita che non si sceglie davvero, perché la sceglie una regola esterna oppure l'ultimo stimolo arrivato.

Il mezzo cinese: centro, quotidiano, momento

喜怒哀乐之未发,谓之中;发而皆中节,谓之和。中也者,天下之大本也;和也者,天下之达道也。致中和,天地位焉,万物育焉。 Quando gioia, collera, tristezza e piacere non sono ancora sorti, si chiama centro; quando sorgono e tutti colgono la giusta misura, si chiama armonia. Il centro è la grande radice del mondo; l'armonia è la via che lo percorre tutto. Portate al compimento il centro e l'armonia, e il cielo e la terra stanno al loro posto, e le diecimila cose crescono.

Il giusto mezzo, capitolo 1nota 2

Fatto: Il testo non chiede di non provare emozioni: chiede che, quando sorgono, «colgano la misura», 中节. Zhu Xi lo commenta così: «il centro è ciò che non pende e non si appoggia, che non eccede e non manca; il quotidiano è il comune», 中者,不偏不倚、无过不及之名。庸,平常也. Il giusto mezzo è una virtù di tutti i giorni, non un'impresa da eroi.nota 3

Fatto: Mencio aggiunge il punto più importante: «tenersi al mezzo senza pesare, è come tenersi a un punto fisso», 执中无权,犹执一也; e ciò che si detesta in chi si fissa su un punto è che «ne tiene uno e ne trascura cento». Il suo esempio è diventato proverbiale: il rito vuole che uomini e donne non si tocchino; ma se la cognata sta annegando, tenderle la mano «è pesare», 权.nota 4

Fatto: Per questo Mencio chiama Confucio «il saggio del momento giusto», 圣之时者也, e il Libro dei mutamenti parla di «agire al momento e nel mezzo», 时中. Nel linguaggio degli esagrammi la seconda e la quinta linea sono le più favorevoli perché sono il centro dei loro trigrammi: non l'estremo, non l'inizio né la fine, ma il cuore di una situazione.nota 5

Nel cinese

毋意,毋必,毋固,毋我

wú yì, wú bì, wú gù, wú wǒ · niente supposizioni, niente certezze assolute, niente ostinazione, niente io

Le quattro cose da cui, secondo i Dialoghi, Confucio si teneva lontano. È forse il ritratto più antico, in Cina, di una mente antidogmatica: non presumere, non pretendere che le cose debbano andare in un solo modo, non irrigidirsi, non mettere sé al centro.

Il mezzo greco, latino e buddhista

Fatto: Aristotele definisce la virtù come «una disposizione che sceglie, consistente in una medietà relativa a noi, determinata dalla ragione, e come la determinerebbe l'uomo saggio». Relativa a noi: se dieci mine di cibo sono troppe e due troppo poche, l'allenatore non ne prescriverà sei a chiunque; per il lottatore Milone sarà poco, per un principiante molto.nota 6

Fatto: Il mezzo di Aristotele non è facile. «Arrabbiarsi è da tutti, e facile; ma arrabbiarsi con chi si deve, quanto si deve, quando si deve, per il motivo e nel modo giusto, non è da tutti né facile.» E soprattutto non vale per tutto: «non ogni azione né ogni passione ammette una medietà»; l'invidia, la spudoratezza, l'adulterio, il furto, l'omicidio «sono cattivi in sé», e non c'è un modo giusto di compierli.nota 7

Fatto: Il mondo latino lo disse con Orazio: l'aurea mediocritas, la «misura d'oro», che in italiano è diventata, ingiustamente, «mediocrità». E il Buddha, nel primo discorso dopo l'illuminazione, indicò una via di mezzo fra due estremi: la ricerca dei piaceri dei sensi, «bassa, volgare», e la mortificazione di sé, «dolorosa»; entrambe «non portano al bene». A un monaco che si sfiniva nella meditazione chiese: un liuto suona bene se le corde sono troppo tese o troppo lente?nota 8

Ipotesi: Messi accanto, i quattro testi dicono la stessa cosa in quattro lingue: la misura non è un punto a metà strada fra due cose, ma la risposta giusta a una situazione. Confucio e Mencio insistono sul momento, Aristotele sulla persona e sul giudizio del saggio, il Buddha sulla liberazione dalla sofferenza. Nessuno dei quattro parla di tiepidezza.

Le critiche al giusto mezzo

Fatto: Kant obiettò ad Aristotele che la differenza fra virtù e vizio non è di grado ma di principio: l'avaro non è un generoso che spende troppo poco, segue un'altra massima. E aggiunse che alcune cose non si misurano: l'umanità, in sé e negli altri, va trattata «sempre anche come fine e mai soltanto come mezzo».nota 9

Fatto: Il giusto mezzo è stato anche una bandiera politica, e non sempre gloriosa: il juste milieu della monarchia di luglio, in Francia, dopo il 1830, fu per i suoi critici sinonimo di prudenza borghese e di immobilismo. E Nietzsche, nel 1872, rimproverò alla cultura moderna di aver dimenticato, accanto all'Apollineo della misura, il Dionisiaco dell'ebbrezza e della forza vitale.nota 10

Ipotesi: Le critiche colgono due rischi reali: il mezzo come compromesso fra il bene e il male, e il mezzo come scusa per non osare. Ma colpiscono una caricatura. Confucio non chiedeva di stare a metà fra la verità e la menzogna; Aristotele escludeva il mezzo per l'omicidio; Mencio condannava chi si fissa su un punto. Il giusto mezzo ben inteso include le critiche di Kant e di Nietzsche: un pavimento che non si negozia, e il coraggio di uscire dalla regola quando la vita lo chiede.

Si dice«Il giusto mezzo vuol dire non prendere mai posizione.»

In realtàPer Confucio, Aristotele e il Buddha il mezzo è il punto giusto, non il punto di mezzo. A volte coincide con una scelta netta: davanti a chi annega, il mezzo è tendere la mano; davanti alla crudeltà, non esiste un mezzo.

Classici e romantici

Fatto: Nel 1755 Winckelmann descrisse l'arte greca con due parole destinate a fare scuola: «nobile semplicità e quieta grandezza», edle Einfalt und stille Größe. Settant'anni dopo Goethe, ormai vecchio, disse a Eckermann: «Chiamo classico ciò che è sano, e romantico ciò che è malato».nota 11

Fatto: I romantici rovesciarono la gerarchia. Per Friedrich Schlegel la poesia romantica è «una poesia universale progressiva», sempre in divenire e mai compiuta. Isaiah Berlin ha descritto il romanticismo come la più grande rivoluzione nella coscienza europea moderna: il rifiuto dell'idea che esista una sola risposta giusta a ogni domanda, e la scoperta del valore della volontà, della diversità e dell'autenticità. Con un'eredità doppia: il pluralismo e la libertà da una parte, il culto della volontà e dell'irrazionale dall'altra.nota 12

Fatto: Fra i due, Schiller propose una sintesi. Nelle Lettere sull'educazione estetica, del 1795, l'uomo è tirato da due impulsi: quello della forma, che vuole leggi, e quello sensibile, che vuole vita. La loro armonia è l'impulso del gioco, in cui la legge diventa libera e il sentimento diventa forma: «l'uomo gioca solo dove è uomo nel pieno senso della parola, ed è pienamente uomo solo dove gioca».nota 13

Ipotesi: Il parallelo con la Cina è stretto, anche se nessuno dei due mondi conosceva l'altro. L'impulso della forma somiglia al principio, 理, che dà legge; l'impulso sensibile al soffio e al desiderio, che danno vita; il gioco di Schiller al «centro e armonia» del Giusto mezzo, in cui le emozioni sorgono e colgono la misura. Il classicismo degenerato diventa accademia e il codice dei riti diventa gabbia; il romanticismo degenerato diventa culto dell'io e il desiderio senza misura «trasforma l'uomo in cosa». La misura sta nell'impedire a ciascuno dei due di degenerare.

Due eccessi e una misura, in cinque ambiti
AmbitoL'eccesso della regolaL'eccesso dello slancioLa misura
MoraleIl dovere sentito come regolamento, il rigorismo che condannaIl «se lo sento, è giusto»Principi fermi su poche cose, giudizio caso per caso su molte
DesiderioLa repressione, il senso di colpa per ogni piacereL'inseguimento di ogni voglia, il di più e il subitoSoddisfare il bisogno, pesare la pretesa, sostituire invece di spegnere
LavoroIl perfezionismo, l'esaurimentoLa dispersione, l'abbandono al primo ostacoloDisciplina con pause, ambizione con limiti
RelazioniIl controllo, la regola senza caloreLa fusione senza confini, l'impulso senza riguardoCalore e chiarezza insieme: dire di sì e saper dire di no
ConoscenzaIl dogma, la fedeltà cieca ai libriIl relativismo, «ognuno ha la sua verità»Convinzioni proporzionate alle prove, e pronte a cambiare

Che cosa dice la ricerca

Consenso: La psicologia ha trovato una curva ricorrente, a U rovesciata: per molte qualità desiderabili, dalla generosità all'autostima, dalla motivazione alla scelta, i benefici crescono fino a un punto e poi calano. Adam Grant e Barry Schwartz l'hanno chiamata, nel 2011, «troppa cosa buona», e l'hanno collegata esplicitamente ad Aristotele.nota 14

Consenso: La ricerca sulla saggezza, in grande parte recente, ne descrive il nucleo con tratti che i maestri antichi riconoscerebbero: l'umiltà intellettuale, il riconoscere che le cose cambiano e che l'incertezza è reale, il considerare più punti di vista, il cercare un modo di integrarli. Un esperimento ha mostrato il «paradosso di Salomone»: ragioniamo con più saggezza sui problemi degli altri che sui nostri, ma basta guardare il proprio problema in terza persona, «da fuori», per ridurre la differenza.nota 15

Consenso: Le ricerche sull'educazione e sulla motivazione ripetono la stessa forma. Nei bambini, lo stile «autorevole», calore insieme a regole chiare e spiegate, dà in media esiti migliori sia dello stile autoritario sia di quello permissivo, anche se quanto pesino le differenze fra culture è ancora discusso. Negli adulti, la motivazione più solida nasce quando si sentono autonomi, capaci e legati agli altri: la libertà funziona dentro una struttura, non al posto di essa.nota 16

Dibattito: E l'autocontrollo? Il famoso esperimento dei dolcetti, in cui i bambini che sapevano aspettare sembravano avere più successo da adulti, ripetuto su un campione più ampio ha dato un legame molto più debole, in parte spiegato dalla famiglia e dalle capacità cognitive precoci. Altri studi suggeriscono che chi sembra avere più autocontrollo non resiste di più alle tentazioni: ha costruito abitudini che le rendono rare. Aristotele l'aveva detto: si diventa giusti compiendo azioni giuste.nota 17

Una misura per oggi: sette proposte

Ipotesi: Ciò che segue non è una dottrina. È una sintesi di questa pagina, che prova a tenere insieme ciò che i testi antichi e la ricerca di oggi hanno in comune, e che ciascuno può mettere alla prova sulla propria vita.

  1. Distinguere il bisogno dalla pretesa. Mangiare è principio, pretendere il più squisito è desiderio smisurato: la distinzione di Zhu Xi vale per il cibo, il denaro, l'attenzione, il riconoscimento. Il bisogno si soddisfa, la pretesa si pesa.
  2. Il mezzo è relativo a te e al momento. Non c'è una dose giusta per tutti: c'è la tua, oggi. Il «saggio del momento giusto» non applica una regola fissa, la pesa ogni volta, 权.
  3. Alcune cose non hanno mezzo. La crudeltà, l'umiliazione, l'inganno di chi si fida di te: qui non si cerca la misura, si dice di no. È questo pavimento che impedisce alla misura di diventare relativismo.
  4. Guarda il tuo problema come quello di un amico. È il «guardare le cose con le cose» di Shao Yong ed è il rimedio al paradosso di Salomone: in terza persona si ragiona meglio.
  5. L'abitudine prima della forza di volontà. Le virtù, per Aristotele come per Zhu Xi, si coltivano facendo. Costruisci l'ambiente e le abitudini che rendono facile ciò che vuoi, e rara la tentazione.
  6. Le regole servono la vita. Una regola che non sai più spiegare è diventata un fine; ricorda la cognata che annega. Ma prima di uscire da una regola, chiediti se la stai superando per la vita o soltanto per comodità.
  7. Tieni insieme forma e slancio. Né accademia né improvvisazione: la forma di Winckelmann e la vita dei romantici, il principio e il soffio. Dove le due cose si incontrano, diceva Schiller, l'uomo gioca, ed è pienamente sé stesso.

Quattro sguardi: la vita, i valori, il mondo, il cosmo

Ipotesi: Sulla vita. Una vita buona non si trova, si coltiva: con lo studio che allarga e l'attenzione che approfondisce, le due ali di Cheng Yi. Non è un traguardo ma una pratica di ogni giorno, il «quotidiano», 庸, del Giusto mezzo.

Ipotesi: Sui valori. Pluralismo senza relativismo: molte vite buone sono possibili e diverse, come insegnavano i romantici; ma alcune cose non lo sono mai, come insegnavano Aristotele e Kant. Il criterio più semplice è antico: «ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri», 己所不欲,勿施于人.

Ipotesi: Sul mondo. Il mondo cambia, e nessuno lo vede tutto dall'alto: per questo le convinzioni vanno tenute in proporzione alle prove, e la mente senza «certezze assolute né ostinazione» di Confucio è la versione antica dell'umiltà che la psicologia oggi misura. È lo stesso spirito dei gradi di certezza con cui questa sezione è scritta.

Ipotesi: Sul cosmo. Non serve credere alle cinque fasi per sentire ciò che sentiva Zhang Zai: siamo fatti della stessa materia di tutto il resto, e la trama del mondo, il suo principio, si lascia in parte conoscere. La scienza moderna ha reso questa parentela più letterale che mai; la meraviglia che ne viene non è un sentimento da superare, ma il modo giusto di abitarla.

In pratica

Prima di decidere, la misura in tre domande

  • Dov'è il troppo e dov'è il troppo poco? Nomina i due estremi della tua scelta: è il primo passo per vedere che la scelta giusta non è uno dei due.
  • Che cosa direbbe chi mi vuole bene e mi conosce, guardando da fuori? Scrivilo in terza persona.
  • C'è qui qualcosa che non ha mezzo? Se sì, la decisione è già presa; se no, cerca la misura per te, oggi. E per un aiuto concreto, apri la mappa delle decisioni.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Che cosa vuol dire, per Mencio, «tenersi al mezzo senza pesare è come tenersi a un punto fisso»?

    Mostra la risposta

    Che anche il giusto mezzo, se applicato come regola fissa, diventa dogma: bisogna pesare ogni situazione, 权. Chi si fissa su un punto «ne tiene uno e ne trascura cento»: l'esempio è la cognata che annega, a cui si tende la mano anche se il rito vieta di toccarla.

  2. Quali azioni, per Aristotele, non hanno una giusta misura?

    Mostra la risposta

    L'invidia, l'adulterio, il furto, l'omicidio: sono cattivi in sé. «Non ogni azione né ogni passione ammette una medietà»: è il limite che separa il giusto mezzo dal relativismo.

  3. Che cosa propone Schiller fra l'impulso della forma e l'impulso sensibile?

    Mostra la risposta

    L'impulso del gioco, in cui la legge diventa libera e il sentimento diventa forma. Nelle Lettere sull'educazione estetica l'uomo «è pienamente uomo solo dove gioca»: una sintesi europea vicina al «centro e armonia» del Giusto mezzo.

Per andare a fondo

  • Libro

    Aristotele, Etica Nicomachea, trad. Carlo Natali, Laterza, 1999. Il libro II sulla virtù come medietà, e il VI sulla saggezza pratica.

  • Libro

    Isaiah Berlin, Le radici del romanticismo, Adelphi, 2001. Le lezioni del 1965 sulla rivoluzione romantica e la sua eredità ambivalente.

  • Articolo

    Adam Grant e Barry Schwartz, Too Much of a Good Thing, Perspectives on Psychological Science, 2011. La curva a U rovesciata in psicologia, con un capitolo dedicato ad Aristotele.

Note

  1. Lunyu (Dialoghi). 11.16 «过犹不及» e 6.29 «中庸之为德也,其至矣乎!民鲜久矣»; e 9.4 per le quattro cose.
  2. Zhongyong. Capitolo 1.
  3. Zhongyong. Zhongyong zhangju, titolo e capitolo 2.
  4. Mengzi. 7A26 «执中无权,犹执一也。所恶执一者,为其贼道也,举一而废百也» e 4A17 «嫂溺援之以手者,权也».
  5. Mengzi. 5B1 «孔子,圣之时者也»; il Tuanzhuan dell'esagramma 4, 蒙, in Zhouyi: «以亨行时中也».
  6. Aristotele, Etica Nicomachea. II, 6, 1106a36–b7 e 1106b36–1107a2.
  7. Aristotele, Etica Nicomachea. II, 9, 1109a26–29 e II, 6, 1107a8–17.
  8. Orazio, Odi II.10. E Saṃyutta Nikāya 56.11; Aṅguttara Nikāya 6.55 per il liuto.
  9. Kant 1797. Ed. Accademia, vol. 6, p. 404, e la critica del principio aristotelico alle pp. 432–433; la formula dell'umanità in Kant, Grundlegung.
  10. Nietzsche 1872. §§ 1–4.
  11. Winckelmann 1755. E Eckermann, Gespräche mit Goethe: «Das Klassische nenne ich das Gesunde, und das Romantische das Kranke».
  12. Schlegel 1798. E Berlin 1999, capitoli 1 e 6.
  13. Schiller 1795. Lettera 15: «der Mensch spielt nur, wo er in voller Bedeutung des Worts Mensch ist, und er ist nur da ganz Mensch, wo er spielt».
  14. Grant e Schwartz 2011.
  15. Grossmann et al. 2020. E Grossmann e Kross 2014.
  16. Baumrind 1966. E Ryan e Deci 2000.
  17. Watts, Duncan e Quan 2018. E Galla e Duckworth 2015; per Aristotele, Aristotele, Etica Nicomachea, II, 1, 1103a34–b2.
Bibliografia di questo capitolo 23 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa della sezione è nella pagina introduttiva.

Testi classici e documenti storici

  • Aṅguttara Nikāya 6.55 Aṅguttara Nikāya 6, 55, Soṇa Sutta. Trad. Bhikkhu Bodhi, The Numerical Discourses of the Buddha, Boston, Wisdom Publications, 2012.
  • Aristotele, Etica Nicomachea Aristotele. Etica Nicomachea, IV secolo a.C. Trad. it. di Carlo Natali, Roma-Bari, Laterza, 1999. Si citano libro, capitolo e pagina dell'edizione Bekker.
  • Eckermann, Gespräche mit Goethe Johann Peter Eckermann. Gespräche mit Goethe in den letzten Jahren seines Lebens, Lipsia, Brockhaus, 1836; conversazione del 2 aprile 1829.
  • Kant 1797 Immanuel Kant. Die Metaphysik der Sitten, parte II, Metaphysische Anfangsgründe der Tugendlehre, Königsberg, Nicolovius, 1797, Introduzione (ed. Accademia, vol. 6, pp. 404 e 432–433); e «Über ein vermeintes Recht aus Menschenliebe zu lügen», Berlinische Blätter, 1797.
  • Kant, Grundlegung Immanuel Kant. Grundlegung zur Metaphysik der Sitten, Riga, Hartknoch, 1785 (ed. Accademia, vol. 4, pp. 421 e 429).
  • Lunyu (Dialoghi) Lunyu 论语 [Dialoghi di Confucio]. Ed. Yang Bojun 杨伯峻, Lunyu yizhu 论语译注, Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Trad. it. Tiziana Lippiello, Confucio. Dialoghi, Torino, Einaudi, 2003.
  • Mengzi Mengzi 孟子. Ed. Yang Bojun 杨伯峻, Mengzi yizhu 孟子译注, Pechino, Zhonghua shuju, 1960; si cita secondo la numerazione in uso negli studi internazionali, da 1A a 7B (D. C. Lau, Mencius, Penguin, 1970).
  • Nietzsche 1872 Friedrich Nietzsche. Die Geburt der Tragödie aus dem Geiste der Musik, Lipsia, Fritzsch, 1872.
  • Orazio, Odi II.10 Quinto Orazio Flacco. Carmina [Odi], II, 10, 23 a.C.
  • Saṃyutta Nikāya 56.11 Saṃyutta Nikāya 56, 11, Dhammacakkappavattana Sutta [Il discorso della messa in moto della ruota del Dharma]. Trad. Bhikkhu Bodhi, The Connected Discourses of the Buddha, Boston, Wisdom Publications, 2000.
  • Schiller 1795 Friedrich Schiller. «Über die ästhetische Erziehung des Menschen in einer Reihe von Briefen», Die Horen, 1795, lettere 12–15.
  • Schlegel 1798 Friedrich Schlegel. Athenaeum-Fragmente, n. 116, Athenaeum 1, n. 2, 1798.
  • Winckelmann 1755 Johann Joachim Winckelmann. Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauerkunst, Dresda, 1755.
  • Zhongyong Zhongyong 中庸 [Il giusto mezzo nella vita di ogni giorno], nel Liji 礼记, con il commento di Zhu Xi, Zhongyong zhangju 中庸章句. In Sishu zhangju jizhu 四书章句集注, Pechino, Zhonghua shuju, 1983.
  • Zhouyi Zhouyi 周易 [I mutamenti dei Zhou], con le «Dieci ali» (Shiyi 十翼): Tuanzhuan 彖传, Xici 系辞, Xugua 序卦. Ed. Ruan Yuan 阮元, Shisanjing zhushu 十三经注疏, 1816; rist. Pechino, Zhonghua shuju, 1980. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)

Studi

  • Baumrind 1966 Baumrind, Diana. 1966. «Effects of Authoritative Parental Control on Child Behavior». Child Development 37 (4): 887–907. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Berlin 1999 Berlin, Isaiah. 1999. The Roots of Romanticism, a cura di Henry Hardy. Princeton, Princeton University Press (lezioni Mellon del 1965). Trad. it. Le radici del romanticismo, Milano, Adelphi, 2001.
  • Galla e Duckworth 2015 Galla, Brian M., e Angela L. Duckworth. 2015. «More Than Resisting Temptation: Beneficial Habits Mediate the Relationship Between Self-Control and Positive Life Outcomes». Journal of Personality and Social Psychology 109 (3): 508–525. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Grant e Schwartz 2011 Grant, Adam M., e Barry Schwartz. 2011. «Too Much of a Good Thing: The Challenge and Opportunity of the Inverted U». Perspectives on Psychological Science 6 (1): 61–76. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Grossmann e Kross 2014 Grossmann, Igor, e Ethan Kross. 2014. «Exploring Solomon's Paradox: Self-Distancing Eliminates the Self-Other Asymmetry in Wise Reasoning About Close Relationships in Younger and Older Adults». Psychological Science 25 (8): 1571–1580. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Grossmann et al. 2020 Grossmann, Igor, Nic M. Weststrate, Monika Ardelt e altri. 2020. «The Science of Wisdom in a Polarized World: Knowns and Unknowns». Psychological Inquiry 31 (2): 103–133. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Ryan e Deci 2000 Ryan, Richard M., e Edward L. Deci. 2000. «Self-Determination Theory and the Facilitation of Intrinsic Motivation, Social Development, and Well-Being». American Psychologist 55 (1): 68–78. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Watts, Duncan e Quan 2018 Watts, Tyler W., Greg J. Duncan e Haonan Quan. 2018. «Revisiting the Marshmallow Test: A Conceptual Replication Investigating Links Between Early Delay of Gratification and Later Outcomes». Psychological Science 29 (7): 1159–1177. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)

Testi di Simon Luo Wei, su fonti primarie e studi pubblicati. Le citazioni sono confrontate con le edizioni indicate in bibliografia o con gli studi che le riportano con la pagina; le traduzioni dal cinese classico, dal greco, dal latino e dal tedesco, dove non è indicato altro, sono sue. Ottobre 2026.

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