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Philosophy Atlas · La Cina e le altre tradizioni · Confronto 1 di 9

对话 duìhuà Confucio e Socrate

Confucio e Socrate

Due maestri vissuti a un secolo di distanza, ai due capi del mondo, che non scrissero una riga. Si somigliano davvero, o ci piace che si somiglino?

Confucio morì nel 479 a.C.; Socrate nacque una decina d'anni dopo. Nessuno dei due scrisse nulla: li conosciamo dalle parole dei discepoli, i Dialoghi raccolti dalla scuola confuciana e i dialoghi di Platone e di Senofonte. Karl Jaspers li mise fra i maestri decisivi dell'umanità, accanto al Buddha e a Gesù. Questo capitolo mette le loro parole una accanto all'altra, e dice dove la somiglianza regge e dove si rompe.

In breve

  1. Tutti e due insegnano parlando, non scrivendo; e i loro allievi ne fanno dei personaggi.
  2. Tutti e due mettono al centro il sapere di non sapere, ma con scopi diversi: Socrate per smontare le false certezze, Confucio per non smettere di imparare.
  3. Per Socrate la virtù è sapere; per Confucio il sapere non basta, se non diventa amore e pratica, dentro i riti e le relazioni.
  4. Davanti alla morte e agli dei si separano: Socrate muore per obbedienza alle leggi e alla sua voce interiore; Confucio non parla volentieri né dei morti né degli spiriti.

Quanto è certo ciò che leggiOgni passo porta il suo grado. Tocca un grado per trovarlo nel testo.

Due maestri senza libri

Fatto: Confucio, Kong Qiu, visse fra il 551 e il 479 a.C.; Socrate fra il 470 circa e il 399 a.C. Nessuno dei due ha lasciato uno scritto. I Dialoghi furono messi insieme dai discepoli e dai loro allievi nei decenni e nei secoli successivi; Socrate lo conosciamo soprattutto da Platone e da Senofonte, che ne danno ritratti diversi.nota 1nota 2

Fatto: Karl Jaspers chiamò «età assiale» i secoli intorno al 500 a.C., in cui la Cina, l'India, l'Iran, Israele e la Grecia producono quasi insieme i pensieri su cui viviamo ancora; più tardi riunì Socrate, il Buddha, Confucio e Gesù fra i «maestri decisivi».nota 3nota 4

Dibattito: L'idea di un'età assiale è discussa: per alcuni storici mette insieme fenomeni troppo diversi. Ha però un merito, ed è quello che serve qui: mettere a confronto senza gerarchie, senza fare dell'uno la versione imperfetta dell'altro.

Insegnare con le domande

不愤不启,不悱不发,举一隅不以三隅反,则不复也。

Non apro la strada a chi non si sforza, non do le parole a chi non cerca di dirle; se mostro un angolo e non sa trovare gli altri tre, non ripeto.

Confucio, Dialoghi 7.8nota 1

Consenso: Socrate interroga per far emergere le contraddizioni di chi gli sta davanti, finché questi riconosce di non sapere ciò che credeva di sapere; Confucio interroga e aspetta che l'allievo arrivi da solo. In tutti e due il maestro non consegna risposte: provoca. Ma la domanda di Socrate è pubblica e polemica, nella piazza di Atene; quella di Confucio è una conversazione fra maestro e discepoli, dentro una comunità.

Sapere di non sapere

知之为知之,不知为不知,是知也。

Sapere che cosa si sa e sapere che cosa non si sa: questo è sapere.

Confucio, Dialoghi 2.17nota 1

Fatto: Nell'Apologia Socrate racconta che l'oracolo di Delfi lo aveva detto il più sapiente degli uomini, e che lui lo capì così: gli altri credono di sapere ciò che non sanno; io almeno non credo di saperlo.nota 2

Ipotesi: Le due frasi sembrano gemelle, e non lo sono del tutto. Socrate usa il non sapere come un'arma contro le false certezze degli altri, e finisce in tribunale. Confucio lo usa come una regola di onestà con sé stessi, la condizione per continuare a studiare: «studiare senza riflettere è smarrirsi; riflettere senza studiare è pericoloso», 学而不思则罔,思而不学则殆.nota 1

Esaminare sé stessi

Fatto: «Una vita senza esame non è degna di essere vissuta», dice Socrate ai giudici.nota 2 Nei Dialoghi il discepolo Zengzi dice: «ogni giorno esamino me stesso su tre punti», 吾日三省吾身: se sono stato leale con chi mi ha chiesto aiuto, affidabile con gli amici, se ho messo in pratica ciò che mi è stato insegnato.nota 1

Fatto: Mencio porterà l'idea più lontano: «guardare in sé stessi e trovarsi autentici: non c'è gioia più grande», 反身而诚,乐莫大焉.nota 5 È il 诚 della voce 诚.

La virtù è sapere?

Fatto: Nel Protagora Socrate sostiene che nessuno fa il male sapendo che è male: chi sbaglia, sbaglia per ignoranza. Se la virtù è un sapere, si può insegnare.nota 2

Consenso: Confucio non lo direbbe così. Per lui conoscere il bene è soltanto l'inizio: «chi lo conosce non vale chi lo ama, e chi lo ama non vale chi ne gode», 知之者不如好之者,好之者不如乐之者.nota 1 Il sapere deve diventare desiderio e abitudine, e prende forma nei riti, nel rapporto con i genitori, con gli amici, con il sovrano. Socrate esamina le definizioni; Confucio educa le inclinazioni.

Ipotesi: Duemila anni dopo, Wang Yangming dirà che chi sa e non fa, non sa ancora: è la risposta cinese più vicina a Socrate, e la racconta il capitolo Wang Yangming e la filosofia della mente.

La morte e gli dei

Fatto: Socrate fu condannato a morte nel 399 a.C. per empietà e per corruzione dei giovani; rifiutò di fuggire dal carcere per non violare le leggi della città, e bevve la cicuta. Diceva di avere un segno divino, una voce che lo tratteneva quando stava per sbagliare, e che gli aveva sconsigliato di fare politica.nota 2

Fatto: Confucio, a un discepolo che gli chiede della morte, risponde: «non sai ancora la vita, come puoi sapere la morte?», 未知生,焉知死. Si diceva che non parlasse di prodigi, di forza, di disordini e di spiriti; e rispettare gli spiriti tenendosi a distanza era, per lui, sapienza.nota 1

Confucio e Socrate a confronto
AspettoConfucioSocrate
Le fontiI Dialoghi, raccolti dai discepoliPlatone e Senofonte
Come insegnaConversa con i discepoli e aspetta che arrivino da soliInterroga in pubblico e smonta le certezze
Il non sapereUna regola di onestà per continuare a studiareUn'arma contro le false certezze
La virtùSi impara, si ama, si pratica nei riti e nelle relazioniÈ un sapere: chi sa il bene lo fa
La politicaViaggia per anni in cerca di un sovrano che lo impieghiEvita la politica attiva; obbedisce alle leggi fino alla morte
Il divinoRispetto e distanza verso gli spiritiUn segno divino che lo trattiene

Si dice«Confucio e Socrate dicono la stessa cosa.»

In realtàSi somigliano nel metodo e nell'onestà intellettuale; si separano sulla virtù, che per Socrate è sapere e per Confucio è anche abitudine, rito e relazione, e sul modo di stare nella città.

Mettiti alla prova 3 domande

  1. Che cosa dice Confucio del sapere in Dialoghi 2.17?

    Mostra la risposta

    Sapere che cosa si sa e che cosa non si sa: questo è sapere. «知之为知之,不知为不知,是知也»: una regola di onestà, prima che una teoria.

  2. Perché Socrate rifiutò di fuggire dal carcere?

    Mostra la risposta

    Per non violare le leggi della città. Lo racconta Platone nel Critone.

  3. Che cosa risponde Confucio a chi gli chiede della morte?

    Mostra la risposta

    «Non sai ancora la vita, come puoi sapere la morte?». «未知生,焉知死»: prima la vita.

Per andare a fondo

  • Traduzione

    Confucio, a cura di Tiziana Lippiello, Dialoghi, Einaudi, 2003. La traduzione italiana di riferimento, con il testo cinese.

  • Testo

    Platone, Apologia di Socrate, Critone, Protagora, in Tutti gli scritti, a cura di Giovanni Reale, Bompiani, 2000. Socrate davanti ai giudici, in carcere e nella discussione sulla virtù.

Note

  1. Lunyu. 7.8, 2.17, 2.15, 1.4 (le parole sono di Zengzi), 6.20, 11.12, 7.21 e 6.22.
  2. Platone, Apologia, Critone, Protagora.
  3. Jaspers 1949.
  4. Jaspers 1957.
  5. Mengzi. 7A4.
Bibliografia di questo confronto 5 opere e fonti citate

Ogni affermazione rimanda, con un numero, alla sua nota; ogni nota porta qui. Gli studi sono citati dalla pubblicazione originale; le prepubblicazioni non ancora sottoposte a revisione sono indicate come tali. Le traduzioni dall'inglese e dal cinese sono di Simon Luo Wei. Dati e collegamenti controllati a ottobre 2026. La bibliografia completa dei confronti è nella pagina introduttiva.

Testi classici e documenti storici

  • Lunyu Lunyu 论语 [I dialoghi di Confucio]. Ed. Yang Bojun 杨伯峻, Lunyu yizhu 论语译注, Pechino, Zhonghua shuju, 1980; si cita secondo la numerazione di capitolo e paragrafo in uso negli studi. Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Mengzi Mengzi 孟子. Ed. Yang Bojun 杨伯峻, Mengzi yizhu 孟子译注, Pechino, Zhonghua shuju, 1960; si cita secondo la numerazione in uso negli studi (2A2, 2A6, 4A12, 4A26, 6A2–6A6, 6A10, 7A4). Apri la fonte (si apre in una nuova scheda)
  • Platone, Apologia, Critone, Protagora Platone. Apologia di Socrate (21a–23b, 31c–d, 38a), Critone, Protagora (352b–358d), IV secolo a.C. Trad. it. in Tutti gli scritti, a cura di Giovanni Reale, Milano, Bompiani, 2000.

Studi

  • Jaspers 1949 Jaspers, Karl. 1949. Vom Ursprung und Ziel der Geschichte. Monaco, Piper. Trad. it. Origine e senso della storia, Milano, Edizioni di Comunità, 1965.
  • Jaspers 1957 Jaspers, Karl. 1957. Die großen Philosophen, vol. 1. Monaco, Piper: la prima parte, «Die maßgebenden Menschen», è dedicata a Socrate, al Buddha, a Confucio e a Gesù.

Capitoli di Simon Luo Wei. Le traduzioni dal cinese classico, dove non è indicato altro, sono sue; le altre citazioni rimandano all'edizione indicata nella bibliografia. Ottobre 2026.

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